“Medici, infermieri, personale sanitario: il vaccino anti-Covid deve essere obbligatorio. Lo stesso deve valere per chi lavora nelle Residenze sanitarie, dobbiamo difendere gli anziani”. A dirlo è Agostino Miozzo, il coordinatore del comitato tecnico scientifico sul coronavirus che, in un’intervista al Messaggero, ha rilanciato il tema dell’obbligatorietà del vaccino per il coronavirus per tutti gli operatori sanitari ma non solo: “L’obbligo deve valere anche per chi lavora in una Rsa, non solo per chi assiste gli ospiti, ma anche per chi entra a fare le pulizie”, ha precisato. Dello stesso parere è il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: “Per sconfiggere il Covid ci sarà bisogno di un’adesione massiccia“, ha detto a La Stampa. Così come la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli: il Governo, ha detto a Oggi è un altro giorno su Rai1, potrebbe rendere obbligatorio il vaccino, ma questo solo al termine di una campagna di informazione che chiarisca ai cittadini tutti i dubbi e in base ai risultati di questa campagna. “Questa è la fase più importante e delicata – ha aggiunto – Al Governo spetta la responsabilità di una grande campagna di informazione. Poi abbiamo il dovere di fare delle scelte collettive da prendere e le prenderemo alla luce di come andrà questa campagna di informazione. Alla fine non escludo la obbligatorietà”.

Arrivato il vaccino, ora a preoccupare è il rifiuto di vaccinarsi, soprattutto tra medici e personale sanitario: un centinaio di persone, secondo la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), su alcuni dei quali l’Ordine dei medici di Roma ha aperto un procedimento disciplinare. “Per noi, chi sta con i no vax è incompatibile con la professione, perché mette in discussione le evidenze scientifiche. Ci sono poi medici che non vogliono essere vaccinati, e possono avere diverse motivazioni, a volte coincidono con i no vax, ma non tutti sono incanalabili in questo filone”, ha spiegato il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli. E se i giuristi come Pietro Ichino dicono che per chi lavora a contatto col pubblico è pensabile un obbligo vaccinale, perchè il limite della libertà individuale sta nel non arrecare danno agli altri, la politica si divide. Tra i favorevoli ci sono Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, che ha sottolineato però come cominciare a parlare di obbligo sarebbe un danno, auspicando che il rifiuto si superi spiegando. Contraria, invece, la ministra Fabiana Dadone che preferirebbe per i dipendenti della pubblica amministrazione una forte raccomandazione.

“In ospedale non possono esserci tentennamenti, dobbiamo proteggere i pazienti” – “Bisogna andare per gradi – ha spiegato ancora Agostino Miozzo -. La via maestra è quella del convincimento. Dobbiamo fare il possibile per spiegare agli italiani quanto sia importante e sicuro vaccinarsi. Serve un’informazione adeguata. Se la percentuale resta troppo bassa, allora si prendano misure più serie. Ma in un ospedale, per capirci, non ci devono essere tentennamenti: se vuoi lavorare, devi vaccinarti, dobbiamo proteggere i pazienti. Ma io andrei anche oltre – ha proseguito -. Penso a tutte le strutture pubbliche, alle scuole, a chi lavora a contatto con molte persone. Rendere obbligatorio il vaccino per tutti, da subito, può essere controproducente, rischi di alimentare l’irrazionalità no vax. Devo dire che questi strumenti di sensibilizzazione e informazione ancora non li vedo, ci sono ancora troppe esitazioni. Prevale nella narrazione collettiva il dubbio. Va anche detto che nel prossimo futuro sarà obbligatorio essere vaccinati per viaggiare, si va verso il passaporto sanitario. In fondo già oggi in alcuni Paesi non entri se non hai determinate vaccinazioni, dove sarebbe lo scandalo nel chiedere anche la prova di essere immunizzati al coronavirus?”.

“Contromisure se non si vaccina 2/3 della popolazione” – “Non illudiamoci di uscirne in poche settimane – ha avvisato il viceministro Sileri -. Rispetto ai dubbi del personale sanitario, “avere dei no vax tra i medici equivale a un fallimento. Al momento non è prevista alcuna obbligatorietà. Se nei prossimi mesi la campagna non dovesse raggiungere i 2/3 della popolazione, allora si dovrebbero prendere delle contromisure. Tra queste, c’è l’obbligatorietà. Ma non è un problema attuale. Sono fiducioso”. Siamo al sicuro dalla terza ondata? “Temo di no. Il vaccino, che ha un’efficacia accertata a un mese dalla prima dose, nulla potrà sulla probabilissima recrudescenza che vedremo nei prossimi giorni”.

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