“Buon Natale a tutti i miei colleghi e sostenitori. Fate sapere che sono qui perché sono un difensore dei diritti umani”. Anche Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato lo scorso 7 febbraio all’aeroporto del Cairo, ha voluto mandare il proprio messaggio di auguri ai suoi colleghi in Italia sfruttando l’ultima visita della famiglia. Lo ha fatto con un bigliettino in italiano: “Buon Natale a tutti i miei colleghi e sostenitori”, ha scritto inserendo sul foglio un “Bologna 2021”, quasi a fissare un appuntamento dopo la sua liberazione.

Nel corso della visita, riporta il profilo Facebook ‘Patrick Libero’ che fornisce aggiornamenti sulla situazione del giovane studente rinchiuso nel carcere di Tora, nella sezione Scorpion riservata ai prigionieri di coscienza e agli oppositori politici, l’attivista ha spiegato ai suoi genitori che il suo pensiero riguardante l’arresto è cambiato nel corso dei mesi. Inizialmente, ha detto, pensava che si trattasse di un errore che si sarebbe risolto dopo aver fornito spiegazioni. Ma adesso che si trova in carcere da quasi un anno, con i procuratori egiziani che continuano ad accusarlo di aver fomentato sui social i movimenti anti-regime, ha capito di essere stato punito per il suo lavoro: “Che sia chiaro che io sono qui perché sono un difensore dei diritti umani – ha specificato – e non per un qualsiasi altro motivo inventato”. Ha anche aggiunto che durante ogni seduta in tribunale, “il giudice fa le stesse domande e poi rinnova la sua detenzione, oltre al fatto che l’unica volta che l’accusa gli ha fatto vedere i presunti post su Facebook questi sono risultati essere di altre persone“.

Il pensiero del giovane, spiegano i responsabili della pagina, rimane fisso al tempo perso per i suoi studi in Italia. Un sentimento che il giovane aveva già espresso nel corso dell’ultima visita dei familiari, quando alla madre era apparso “depresso”, con “difficoltà nel dormire”. “Ora gli fa male tutta la schiena e ancora non vuole visitare l’ambulatorio del carcere perché ha un medico a Bologna di cui si fida e ha paura di farsi fare una diagnosi o di farsi prescrivere dei farmaci all’interno del carcere”, continuano gli amministratori.

Ma il giovane non ha ancora perso la speranza e, da cristiano copto, spera di poter uscire dalle prigioni di Abdel Fattah al-Sisi in tempo per festeggiare il Natale secondo le chiese romano-orientali, il 7 gennaio del calendario gregoriano: “Patrick ha passato il Natale occidentale in carcere, da solo, stanco e spaventato – concludono – Ma c’è ancora tempo per festeggiare il Natale orientale con la sua famiglia il 7 gennaio. Cioè tra dieci giorni”.

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