Due ore di faccia a faccia tra Italia viva e il premier Giuseppe Conte ancora non sono bastate per dichiarare scampato il rischio di una crisi di governo. Qualche segnale di distensione è arrivato pubblicamente, ma fonti renziane parlano di un “vertice teso” e di nodi che non sembrano intenzionati a risolvere tanto facilmente. E questo nonostante, alla fine dell’incontro, la capadelegazione Teresa Bellanova si sia presentata davanti ai giornalisti per dichiarare che sul Recovery plan “c’è stato un passo avanti”. E’ presto insomma per capire dove vogliono andare a parare Matteo Renzi e i suoi. Ieri, dopo quasi due settimane di minacce e ricatti, era stato Ettore Rosato a rispondere con parole distensive al nuovo giro di consultazioni convocato da Conte. “E’ un fatto positivo“, aveva detto. Oggi, su quella stessa linea, si è mossa Bellanova: “Finalmente si comincia a ragionare nel merito. Finalmente Conte ha preso atto che le proposte di Italia viva sul metodo di lavoro sono assolutamente positive e la task force nel testo”, così come era stata pensata all’inizio, “non c’è più”. In serata su Facebook ha parlato anche il capogruppo Iv in Senato Davide Faraone: “Con il presidente Conte”, ha scritto, “abbiamo parlato di questioni nevralgiche. Senza nessun pregiudizio, ma con la ferrea consapevolezza che il destino dell’Italia conta molto di più di qualche poltrona. Ed è stato un incontro costruttivo“. Parole importanti certo, ma sono sufficienti per dire che è ripartito il dialogo? Secondo il Corriere della sera, durante le due ore di vertice, Bellanova e Maria Elena Boschi si sono più volte scontrate con il premier. Segno che la pace è più lontana di quanto previsto.

Non resta che aspettare: Iv consegnerà in serata un documento con le sue osservazioni sul Recovery plan. Poi all’inizio della prossima settimana si dovrà per forza arrivare a una sintesi e, stando al programma, al cdm fatidico che dovrà approvare il piano. La prima incognita è capire cosa vuole davvero Matteo Renzi: oggi non ha partecipato al vertice, come da regola (non erano convocati i leader di partito), lasciando spazio ai rappresentanti parlamentari, ma la partita è tutta nella testa dell’ex premier. Che anche oggi ha scritto nella sua enews di aspettare “risposte” alla lettera che venerdì scorso, in neanche mezz’ora di incontro, ha consegnato al premier. Conte dal canto suo, dopo aver rivisto le forze di maggioranza, ora punta tutto sulla nuova strategia: dirottare il più in fretta possibile la discussione sui contenuti del Recovery plan e la spartizione dei fondi Ue, anticipando le mosse degli avversari interni. Ovvero concentrarsi sui contenuti, coinvolgendo più forze politiche possibile e sperando di evitare l’irreparabile.

A fare il punto della due giorni di consultazioni in serata è stato il ministro per gli Affari sociali Enzo Amendola: “Sono stati due giorni di lavoro molto intenso. Ora bisogna accelerare e dopo la legge di bilancio inizieranno gli incontri al Mef” sul Recovery Plan. Il Consiglio dei ministri “invierà poi la proposta al Parlamento per discutere anche con gli Enti locali e gli attori sociali”, ha spiegato Amendola. E a questo proposito ha ribadito che, anche se Italia viva esulta perché non “c’è più la prima versione di task force”, “la governance è nelle linee guida della commissione Ue: a pagina 33 l’Ue ci chiede una struttura che monitori” i progetti. Questa “governance non sostituirà i ministeri, come è stato detto”, ma ci dovrà essere. E ha chiuso: “Siamo uno dei pochi paesi in Europa che lavora su Next generation Eu con il Parlamento. Vogliamo condividere quelle che sono scelte molto importanti per il nostro Paese”.

Il nodo task force – Al termine del faccia a faccia tra renziani e Conte, è stata la ministra Bellanova a presentarsi davanti ai giornalisti. E il primo risultato che ha rivendicato è il fatto che, nel testo consegnato alle forze di maggioranza, non ci sia più il riferimento alla task force. Questo non vuol dire che sparirà, perché a richiederla è l’Europa stessa, come ha sempre detto Conte e come ha ricordato oggi Amendola, ma di sicuro sarà rivista per accontentare tutti. “Il 7 dicembre abbiamo fatto una riunione in cui Conte ha parlato un’ora e 27 minuti sulla governance”, ha detto Bellanova rievocando il cdm da cui è iniziato tutto lo scontro degli ultimi dieci giorni. “Poi ha dato la parola ad Amendola dicendo che in 10-15 minuti avrebbe dovuto parlare del merito. Poi ci siamo aggiornati. Ora quella proposta, illustrato per un’ora e 27 minuti, non c’è più sul tavolo“. E questo, ha aggiunto, per Italia viva “è un passo avanti”. Ma verso cosa si sta muovendo il governo? Secondo le ultime indiscrezioni ci sono alcune modifiche allo studio: i progetti dovranno passare comunque dal Cdm e invece di avere un comitato a tre (Conte-Patuanelli-Gualtieri) per il coordinamento, sarà incluso un ministro per ogni partito. La struttura resterà, ma probabilmente sarà più leggera.

La discussione sul Mes – L’altro punto sul quale Italia viva non intende fare passi indietro sono gli investimenti sulla sanità. I 9 miliardi della prima bozza non soddisfano Renzi e i suoi, nonostante siano poi da aggiungersi una serie di “investimenti trasversali”, e per questo intendono fare la guerra per attivare il Mes. E’ una guerra fatta proprio per spaccare la maggioranza: per il M5s impossibile cedere sul punto e neppure Conte ha il Mes tra le sue priorità. Eppure proprio partendo da questo, Renzi intende tenere alta la tensione. “Nel corso dell’incontro”, ha detto oggi Bellanova, “abbiamo posto una domanda: se nel documento che ci è stato consegnato ieri sera ci sono solo 9 miliardi per la sanità e sappiamo che ci sono grossissimi problemi di strutture e personale, perché non si riflette sulla possibilità di utilizzare i 37 miliardi del Mes che hanno minori condizionalità rispetto a quelle che prevede il Recovery? E’ una domanda alla quale pensiamo di dover avere una risposta”.

Difficile però, ancora una volta, capire se Italia viva andrà fino in fondo o meno. “Il governo può stare sereno se risolve i problemi”, ha detto ancora Bellanova ai giornalisti. Tecnicamente ora le tappe sono segnate: Conte vuole portare il piano in Cdm entro la fine dell’anno e i partiti di maggioranza devono fare le loro osservazioni il prima possibile. “Ci siamo presi qualche ora, Italia viva preparerà un suo documento che darà a Conte”, ha detto Bellanova. E poi attenderanno la risposta attesa ormai per la prossima settimana. “E’ doveroso per Conte fare sintesi tra le varie proposte”, ha chiuso.

Le provocazioni di Renzi: “La palla è nelle mani di Conte” – Che però sia presto per archiviare il rischio crisi lo si capisce dalle parole del leader di Italia viva Matteo Renzi. Il senatore, che da quasi due settimane minaccia quasi quotidianamente la crisi, poco prima che la delegazione entrasse a Palazzo Chigi, ha diffuso la sua enews chiedendo al premier “risposte”: “Confidiamo che, con buona pace dei fabbricatori di polemiche, il Presidente Conte questa lettera l’abbia letta”, ha detto in riferimento al documento che ha consegnato a Conte solo venerdì scorso di fatto congelando la verifica di maggioranza. “Vedremo se vorrà dare delle risposte. La palla adesso è nelle mani del Premier, dipende solo da lui. Le risposte le deve all’Italia, non a Iv”. E, in quanto alle richieste, Renzi ha rilanciato: “Hanno scritto che vogliamo poltrone. Hanno scritto che siamo irresponsabili. Hanno scritto che facciamo tattica. Hanno scritto, ma non hanno letto”, si legge. E ha annunciato che proprio su questo farà partire la sfida: “Su ciascun punto continuiamo a insistere, a cominciare dal Mes”. Il partito ha promosso una raccolta firme per spendere più soldi in sanità. “Siamo a 9.000 firme e vogliamo arrivare a 15.000. Ci aiutate?”.

Secondo le indiscrezioni dei quotidiani, non è ancora esclusa l’ipotesi rimpasto. Dal ritorno dei due vicepremier fino al possibile ritorno dello stesso ex premier, che però accetterebbe di stare solo in un esecutivo tecnico. Insomma, se la crisi può anche essere congelata per il periodo natalizio, diversa cosa sarà l’inizio dell’anno nuovo: rimescolare le carte sulla governance e coinvolgere le forze in campo sulle decisioni per la spartizione dei fondi Ue potrebbe non bastare.

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