Mentre Donald Trump si affretta ad approvare una serie di progetti energetici e minerari sui terreni federali prima dell’insediamento di Joe Biden, il nuovo presidente ha presentato la squadra che si occuperà di ambiente, energia e cambiamento climatico definito “minaccia esistenziale del nostro tempo”, ribadendo anche la sua intenzione di far rientrare gli Stati Uniti nell’accordo di Parigi. Tra i nomi Michael Regan, che sarà il secondo capo afroamericano nominato alla guida dell’Environmental Protection Agency (Epa), dopo Lisa Jackson, che la diresse nel primo mandato di Obama. Nel team anche la deputata del New Mexico Deb Haaland, a capo del Dipartimento degli interni, che si occupa anche della conservazione delle terre federali e delle risorse naturali, nonché dei programmi per le minoranze etniche. Haaland, se confermata, sarà anche la prima nativa americana a guidare un ministero. Ma nella squadra ci sono poi l’ex governatrice del Michigan Jennifer Granholm, alla guida del ministero dell’Energia, Brenda Mallory come presidente del Consiglio sulla qualità dell’ambiente (Council on Environmental Quality). Gina McCarthy, infine, consigliera nazionale per il clima, dovrà indirizzare gli Usa verso l’obiettivo delle emissioni zero di carbonio prima del 2050. È stata lei, tra l’altro, durante i suoi quasi quattro anni alla guida dell’Epa durante l’amministrazione Obama, ad aprire la strada ai primi limiti alle emissioni di gas serra per le centrali elettriche. Suo vice sarà Ali Zaidi, impegnato in prima linea per l’azione climatica durante il mandato di Obama.

Il ruolo cruciale dell’Epa– Fondamentale quanto farà l’Epa e, dunque, Michael Regan. Anche perché, dopo aver tolto in Alaska lo status di area protetta alla foresta di Tongass e aver fatto pubblicare in tutta fretta le richieste di candidature per le compagnie oil&gas interessate a operare all’interno di un’area dell’Arctic National Wildlife Refuge, rimasta inviolata per trent’anni, l’amministrazione Trump ha introdotto una nuova norma, che cambia le regole delle analisi costi-benefici eseguite dall’agenzia che si occupa di protezione ambientale. Nella valutazione delle misure sul clima, infatti, avranno un peso maggiore le conseguenze previste sul piano economico come, ad esempio, i livelli occupazionali. Ma sono tanti i cambiamenti che l’Epa ha subìto durante l’era Trump e per i quali ora ci si attende un’inversione di rotta. Regan, che è attualmente a capo del Dipartimento di Qualità Ambientale della Carolina del Nord, ha già lavorato nell’Epa per una decina di anni.

Le sfide – Con tutta probabilità i repubblicani potranno contare su almeno 50 seggi al Senato e questo rappresenterà un ostacolo a grandi riforme legislative. In questo contesto i nomi della squadra di Biden diventano ancora più importanti. Sul tavolo c’è un piano climatico da due trilioni di dollari per promuovere l’energia pulita, ma anche il progetto di una rete elettrica priva di emissioni entro 15 anni, la riduzione delle trivellazioni petrolifere nelle terre federali. “Dobbiamo metterci al lavoro e dobbiamo metterci subito al lavoro” ha detto Biden.

Verso la conferma del team – E se Gina McCarthy non avrà bisogno dell’approvazione del Senato per diventare consiglieri per il clima, gli altri nomi dovrebbero essere confermati, anche se i repubblicani esamineranno nel dettaglio le posizioni di Haaland e Regan, soprattutto per quanto riguarda l’opposizione ai progetti sui combustibili fossili. Haaland, per esempio, porta con sé inevitabilmente il suo background. La sua nomina non ha solo una valenza dal punto di vista ambientale, ma è anche una risposta alla lunga storia di sfollamenti e di diritti negati ai nativi. Da deputata del Pueblo di Laguna del New Mexico, ha firmato un disegno di legge che impegna gli Stati Uniti a proteggere il 30% del territorio (tra terra e mare) entro il 2030 e ha sostenuto il divieto di fracking (l’estrazione di gas e petrolio di scisto attraverso la spaccatura delle rocce), che negli Usa ha spinto la produzione dei combustibili fossili. Trump voleva espandere le trivellazioni, approvando lo sviluppo dell’oleodotto Keystone XL che, insieme al Dakota Access Pipelines, è il simbolo per gli ambientalisti di come le infrastrutture energetiche abbiano violato i diritti dei nativi. Anche Regan, d’altronde, ha portato avanti diverse battaglie contro i nuovi gasdotti.

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