Un cellulare utilizzato mentre era sotto sequestro, un verbale scomparso e interrogativi ancora senza risposta. Il settimanale Giallo e la Repubblica aggiungono due nuovi elementi al caso del dirigente Mps, David Rossi, morto il 6 marzo 2013 a Siena. Giovedì è prevista l’udienza davanti al gip di Genova che deve decidere se archiviare l’inchiesta aperta nella città ligure.

Secondo il settimanale il telefonino di Rossi sarebbe stato “utilizzato mentre era sotto sequestro per inviare due mail riservate” e dal dispositivo risulterebbero “cancellati quasi 300 tra chiamate e messaggi”. Ma non solo “il cellulare di Rossi non sarebbe mai stato analizzato, nonostante le due indagini poi archiviate. Una svolta arrivata perché la procura di Genova e non quella di Siena che aveva archiviato l’inchiesta definendola un caso di suicidio, ha avviato nuove indagini”. Inoltre “il verbale di interrogatorio di un magistrato, chiamato a rispondere sui presunti festini a luci rosse a Siena in cui sarebbero stati coinvolti giudici, dirigenti bancari e diplomatici. Richiesto dai legali della famiglia Rossi il verbale è poi riapparso con la giustificazione che era andato perduto in uno scatolone durante un trasloco”.

Il quotidiano La Repubblica, invece, scrive che il giovane uomo che in una nota puntata de Le Iene, programma di Italia 1, andata in onda il 25 marzo del 2018, veniva presentato come escort omosessuale, era stato identificato e interrogato nel gennaio del 2019. Al programma televisivo aveva parlato di festini a base di coca e sesso, gay ed etero, nei dintorni di Siena, con protagonisti anche magistrati e appartenenti alle forze armate. Il giovane, secondo quanto riporta Repubblica, risulta essere un attivista della Lega, “già collaboratore di un assessore regionale del nord Italia e oggi assistente di un eurodeputato della Lega a Bruxelles”. La sua testimonianza però agli inquirenti era apparsa meno solida di quanto sembrava ai microfoni della trasmissione televisiva. La procura di Genova ha chiesto l’archiviazione a cui si sono opposti i parenti di David Rossi che non hanno mai creduto all’ipotesi del suicidio sottolineando anche con indagini difensive una serie di incongruenze, errori e negligenze nell’inchiesta sulla morte del manager.

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