Per la maggioranza è arrivato il momento della “coesione”. Il richiamo (o appello) è arrivato da Giuseppe Conte, ma anche dal fronte Pd con Nicola Zingaretti e Dario Franceschini riuniti in diretta streaming dalla fondazione Italianieuropei per parlare del futuro della sinistra. “L’alleanza” tra Pd e M5s “è inesorabile”, ha detto il ministro della Cultura e capodelegazione al governo. Lo ascoltavano, tra gli altri, Massimo D’Alema e Matteo Renzi , ma il messaggio era soprattutto per gli alleati 5 stelle che, nelle ultime ore, sono finiti ancora una volta ostaggio dei malumori interni per la riforma del Mes. Il problema è il voto di mercoledì 9 dicembre, quando il premier si presenterà alle Aule e farà le sue comunicazioni in vista del consiglio Ue: parlerà anche dalla riforma del fondo salva-Stati che ha già avuto il via libera dell’Eurogruppo con il benestare dell’Italia. I 5 stelle faranno mancare i voti? Luigi Di Maio ha incontrato i critici nell’assemblea congiunta di ieri sera e li ha avvertiti: “Non si può portare Conte al patibolo, il voto sarà un voto sul presidente del Consiglio”. E’ presto per dire se tutte le anime del M5s si sono convinte, ma è anche vero che sono in pochi a voler veramente mettere in difficoltà l’esecutivo. Il premier Giuseppe Conte insiste nel dirsi tranquillo e oggi, nella sua lunga intervista a Repubblica, ha parlato di un’Italia che “con questo governo sta dimostrando di poter essere protagonista in Europa. È il suo messaggio alla maggioranza: l’Ue, e il Recovery Fund, come nuovo amalgama dell’azione di governo. “Questa consapevolezza non può non favorire la coesione tra le forze politiche di maggioranza e al loro interno”, ha detto. E questa spinta alla “coesione”, che arriva da Conte, almeno a sinistra è condivisa. “La fotografia del campo politico del centrosinistra non è adeguata, serve uno sforzo perché ora c’è uno spazio aperto ma i tempi non sono amplissimi”, ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza.

L’incontro di Italianieuropei e il bilancio del governo giallorosso – La conferenza su Zoom ha visto riuniti i pesi massimi del centrosinistra, invitati da Massimo D’Alema e la sua fondazione Italianieuropei. Obiettivo: il confronto sui 15 mesi di governo giallorosso e, soprattutto, sulle prospettive di un’alleanza stabile con i pentastellati. Trent’anni circa di centrosinistra riuniti in una schermata zoom: due ex-premier, scissionisti, l’attuale segretario del Pd, uomini chiave del governo Conte, amici e ex (forse) nemici. Titolo dell’incontro: “Il cantiere della sinistra”. Ovvero che fare del campo del centrosinistra dopo la pandemia. E proprio D’Alema è partito da un’amara constatazione sul passato, ammettendo che “l’esperienza del Partito democratico non ha avuto successo, però ci siamo: rappresentiamo una parte larga della società e del governo, e da qui possiamo ripartire”. Tanti gli ospiti collegati: c’era l’ex premier Matteo Renzi (che spiccava in maglietta maniche corte e colletto alzato), ma anche l’ex premier Giuliano Amato e il ‘guru’ dem Goffredo Bettini. Poi la vicepresidente dell’Emilia Romagna Elly Schlein, la politologa Nadia Urbinati e la giornalista Ida Dominijanni. Tutti, pur con toni diversi, hanno promosso la maggioranza Pd-M5s appoggiata anche da Leu e Italia viva. E ognuno ha provato a dare la sua soluzione per il futuro.

Le parole di Franceschini per “un’alleanza inesorabile” – Sono fasi molto delicate per l’esecutivo: non c’è solo la seconda ondata della pandemia o l’arrivo delle feste di Natale da gestire, ma anche un’alleanza da tenere in piedi in vista della gestione del Recovery fund. E le parole di Dario Franceschini sono fondamentali in questo senso: “Attraverso questa esperienza della pandemia e anche alla luce della pressione che l’Italia ha fatto sull’Europa, questa alleanza di governo si è trasformata in alleanza solo contro, in qualcosa di unitario, di valori condivisi”, ha detto il ministro. “Si sta forgiando qualcosa di più, per questo allargare il campo degli interlocutori”.

Per Franceschini l’orizzonte d’azione va oltre questa legislatura: “Questa alleanza è inesorabile se vogliamo tornare a governare“, ha detto, “l’unico tema è se farla prima o dopo il voto, visto che il nostro campo, da solo, arriva al massimo al 30%. La destra ha alimentato le paure e offre protezione a quelle paure. Immaginiamoci quanto saranno grandi queste paure dopo il Covid. Noi o abbiamo minimizzato quelle paure, invece sono reali, oppure abbiamo inseguito la destra sui temi in cui sono più forti, come l’immigrazione. Invece ci sono paure contro cui siamo molto più capaci di dare risposte, penso al sistema sanitario, al lavoro. La divisione pericolosa è élite-popolo. Se ci chiudiamo negli spazi dell’élite perdiamo. Bisogna cercare a dare risposta alle paure del popolo”.

Franceschini ha anche espresso soddisfazione per quanto fatto in questi mesi, per le conquiste: “Abbiamo visto cambiamenti politici in Europa profondi e inimmaginabili fino pochi mesi fa. La crisi è stata affrontata con criteri profondamente di sinistra: redistribuzione, tutela delle fasce più deboli, ammortizzatori sociali. E queste cose le abbiamo fatte non con un governo del Pd ma con un governo che ha messo insieme forze della sinistra con forze che sono in una fase indeterminata, di grandi cambiamenti, i 5 Stelle hanno perso metà dei consensi. Eppure abbiamo portato al governo politiche che stanno nel nostro campo con molta attenzione all’equità e a non abbandonare nessuno”. Franceschini è certo che si stia forgiando “qualcosa di più” di una semplice alleanza e “penso che nella discussione sui temi che stiamo facendo, oggi vada allargato il campo. Non perché è un centrosinistra, almeno non lo è ancora, ma perché questa alleanza è inesorabile se vogliamo tornare a governare”. Il ministro invoca una presa di coscienza dell’attuale situazione: “L’unico tema che cambia è se fare l’alleanza prima o dopo le elezioni, perché difficilmente potremo arrivare ad avere la maggioranza a Camera e Senato quando il nostro campo, con le sue divisioni, non arriva neanche al 30 per cento“.

Zingaretti: “Non dobbiamo tornare alla fase pre Covid. La sirena populista dell’odio si è rivelata inefficace” – Anche Nicola Zingaretti, parlando sempre all’incontro di Italianieuropei, ha parlato del futuro di questa alleanza che Franceschini ha definito “inesorabile”: “E’ evidente che deve aprirsi una fase nuova nella quale occorre sicuramente definire con più forza e più capacità di coinvolgimento, un pensiero politico, una visione di quelle forze che devono e possono ricomporsi non con ingegnerie organizzative ma dentro e una visione”, ha detto Zingaretti. “E qual è il minimo comun denominatore? Io ce l’ho molto chiaro: noi non dobbiamo tornare alla stagione pre Covid, per quella normalità perduta non era soddisfacente e non era la nostra”. Per questo secondo Zingaretti non bisogna tornare a dove eravamo prima: “Quindi tutto il lavoro del governo non deve avere come orizzonte di tornare alla stagione precedente, questa deve essere la scintilla che piò coinvolgere nella consapevolezza che c’è un obiettivo: costruire un equilibrio diverso perché quella normalità fatta di stagnazione economica, blocco della mobilità sociale, di uno Stato anchilosato e burocratico, non era accettabile. Quel dopo da costruire deve riaprire una speranza oltre quell’orizzonte chiuso, quella bonaccia”. E infine Zingaretti ha parlato della “sirena populista”: “Vedo uno spazio positivo: la sirena populista dell’odio si è rivelata inefficace e strumentale di fronte al Covid, l’antieuropeismo non è la soluzione, c’è una difficoltà delle ricette sovraniste e populiste”, ma “non durerà, e noi dovremo essere in grado di fare una proposta che però non può essere riproporre il punto di partenza del gennaio 2020. Questo è il tema, dobbiamo ritornare a un fondamento della nostra Costituzione, l’articolo 3 che ci indica la strada, rimuovere gli ostacoli economici e sociali”.

D’Alema: “Era da tanto che non discutevamo insieme. Giusta la collaborazione con i 5 stelle, ma ora allargare il campo” – “Era tanto tempo che non ci capitava di discutere insieme”. Massimo D’Alema ha iniziato così il suo intervento. Per D’Alema il governo giallorosso è una sperimentazione che andava fatta, “era giusto sperimentare la collaborazione tra la sinistra democratica e quella forza, i 5 stelle, che ha rappresentato una forma di populismo gentile cercando di accompagnarla nel governo. Era una scelta obbligata, il centrosinistra non poteva sottrarsi a questo compito perché si rafforza la democrazia”. Quindi, ha detto D’Alema, “io do un giudizio positivo, sono un sostenitore del governo però non basta, perché è del tutto evidente che si avverte il bisogno di un’azione politica che guadi oltre, che proponga una visione del futuro del Paese. C’è bisogno che torni ad esserci una forza politica che, oltre l’emergenza abbia una narrazione, una visione”. E se per Renzi “solo il centro può vincere”, per D’Alema quella idea “che è stata la nostra, aveva senso in una società diversa dove l’idea di centro corrispondeva anche a un centro sociale ma l’impoverimenti del ceto medio ha portato a una radicalizzazione sociale”. “Io direi che di fronte alle regressione nazionalista e sovranista” la risposta, aggiunge D’Alema, possa essere quella di “un campo democratico largo quello che si è formato in Europa attorno a Ursula Van Der Leyen che ha inteso rilanciare il progetto europeista di fronte alla regressione nazionalista. Ma quel campo democratico è debole senza la sinistra”. “Noi tutti abbiamo creduto che l’ambizione maggioritaria potesse essere interpretata come un appannamento della nostra identità. Ora il risultato è che inseguendo il 51% abbiamo perso quel 30% del Paese che avrebbe bisogno di un grande partito di sinistra”.

Renzi invita a guardare al centro come Biden. Schlein: “E’ alla Casa Bianca grazie a movimenti come Black Lives Matter, centrosinistra si metta in discussione” – Matteo Renzi, ex premier del Pd e ora leader di Italia Viva, si è presentato all’incontro in maglietta maniche corte e rispetto al clima generale di spinta a un’alleanza strutturale con i 5 stelle, ha ribadito l’importanza di “governare al centro”. Proprio come ha fatto, secondo lui, Biden negli Usa. “Forse questo sarà un bene perché ricucire un Paese così diviso avrà bisogno di un paziente lavoro, lui saprà farlo”, ha detto. Non è d’accorso la vicepresidente dell’Emilia-Romagna Elly Schlein, anche lei ex dem ma uscita dal partito per andare verso sinistra. Biden, a suo dire, andrà alla Casa Bianca grazie “alla grande mobilitazione di movimenti sociali come Black Lives Matter”. Quindi, tornando in Italia, non è ancora il momento di rientrare in un grande partito di centrosinistra, che “non ha ancora dato un segnale chiaro di volersi rimettere in discussione, nonostante alcuni passi avanti”, ha detto Schlein.

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