La rivoluzione che sta attraversando il mondo della comunicazione e della pubblicità è sotto gli occhi di tutti, l’utilizzo chirurgico di social ed influencer è la regola, non se ne può fare a meno. Sopravvivrà sempre il passaparola, soprattutto per alcuni settori, ma se un’attività, in particolare con la durissima crisi causata dal Covid, non investirà tempo e denaro per curare i contenuti dei propri profili social non andrà molto lontano e, forse, non sopravviverà.

Il caso della ristorazione è poi evidente, tra lockdown e zone rosse i colpi da ko sono continui, come reggere l’urto? Collaboratori e fornitori fidati sono fondamentali, vanno però affiancati da capaci e credibili food blogger ed influencer.

Da manuale il caso dei tre ragazzi bolognesi di Qui si Taffia, pagina Instagram nata come ‘guida fotografica dei migliori ristoranti d’Italia’ tutti puntualmente provati e consigliati. L’attenta selezione dei locali e la cura per l’attività social sono la formula, non tanto segreta, del loro successo. Belle foto, stories divertenti e rapporto coi ristoratori all’insegna della massima professionalità.

Vengono pubblicati solo post di locali che hanno superato la prova, il modello Tripadvisor non è più così convincente, troppo caos. Che la formula di Qui si Taffia sia vincente lo dimostra che il modello di business è maturato e gli sviluppi sono davvero interessanti. I 14.200 followers rimangono costantemente aggiornati sulle novità, per coinvolgerli e nello stesso tempo supportare i ristoratori i gestori del profilo si sono inventati delle challenge molto semplici ma altresì coinvolgenti, come la recente Qui si deliverah. Contest stile Street Fighter (famoso videogioco anni ’90) dove i vari locali venivano messi in competizione fra di loro, una ‘sfida fra amici a colpi di delivery’, tag e hashtag ovunque.

La novità è che a breve dovrebbe nascere un’app ad hoc, l’utente si iscrive, dichiara i propri gusti e verrà subito consigliato come si deve. A garanzia sempre la selezione e la prova fatta dai tre ragazzi. Le challenge saranno ovviamente sempre di più (magari con premi) e ci sarà anche la possibilità per i ristoranti di farsi pubblicità.

Che il rapporto tra Qui si Taffia e la propria community sia solidissimo lo dimostra il successo delle nuova sfida lanciata pochi mesi fa legata al merchandising, una collezione di t-shirt e felpe con ricamate e stampate frasi sugli stereotipi della cucina italiana (Gli spaghetti alla bolognese non esistono, I tortellini sono in brodo, etc…), anche in lingua inglese. Magliette indossate anche da alcuni influencer che hanno fatto a loro volta promozione a QST. L’Italian Food Culture Club per valorizzare la cucina italiana di qualità, ma attenzione anche ad eventuali meritevoli esempi di cucina etnica, nessuna preclusione.

I ristoratori, ma le declinazioni sono molteplici, sanno di avere strumenti efficaci e attendere sarebbe un grave errore. L’importante è trovare partner seri, chiamare un food blogger a caso può rivelarsi un errore, mai scordare che i followers possono essere comprati e farsi sempre dare feedback e resoconti dal proprio ‘consulente’. I cambiamenti sono continui, pensiamo al delivery, ora risorsa, fino a marzo quasi sconosciuto. Tra l’altro anche quest’ultimo strumento da potenziare e valorizzare sempre di più.

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