Per i democratici si tratta dell’ennesimo tentativo dell’amministrazione Trump di voler indebolire e complicare la strada per Biden. Ma il ministro Steven Mnuchin difende la decisione del Tesoro americano, che rifiuta di estendere alcuni degli strumenti della Fed per combattere l’effetto Covid sull’economia e chiede indietro 455 miliardi di dollari di fondi non utilizzati. Una mossa inattesa che innesca una rara reazione immediata da parte della banca centrale, mostrando una spaccatura nel fronte Tesoro-Fed nell’aiutare l’economia travolta dalla pandemia e che, già debole, si trova a fare i conti con una nuova ondata di chiusure per cercare di contenere il virus.

Steven Mnuchin difende la decisione: le misure, così come definite dal Congresso, scadono alla fine dell’anno e qualsiasi altra interpretazione sulla loro durata è sbagliata. “Il bazooka che resta a disposizione della Fed è forte. I programmi hanno avuto successo e centrato i loro obiettivi”, dice. Poi assicura che dietro la decisione non c’è la “politica: Non è un tentativo di ostacolare la prossima amministrazione. Stiamo applicando la legge”. Quindi spiega che i fondi liberati dalla Fed possono essere spesi in modo migliore per aiutare gli americani disoccupati e le piccole e medie imprese.

Le sue parole però non bastano contro la dura quanto inusuale risposta immediata della Fed, che da mesi predica la necessità di andare avanti con le misure in vigore: “Ce ne libereremo quando sarà il momento e non sarà a breve”, ha detto solo qualche giorno fa il presidente Jerome Powell. “Preferiremmo che la completa gamma di strumenti attivati durante la pandemia continuasse a servire l’importante ruolo di rete di sicurezza per la nostra economia ancora in difficoltà e vulnerabile”, dice gelida la banca centrale.

Scettici anche gli economisti e Wall Street. I listini americani sono deboli temendo le ripercussioni che lo scontro fra Fed e Tesoro potrebbe avere sull’economia. La richiesta dei fondi indebolisce infatti la capacità di azione della banca centrale. Fra gli osservatori c’è chi nota come l’atteggiamento di Mnuchin contraddica una delle grandi ‘logiche’ economiche, ovvero che quando si ha un bazooka e tutti lo sanno a volte non serve neanche usarlo. La consapevolezza sulle ampie disponibilità della Fed anche per le istituzioni non bancarie ha convinto infatti il mercato a elargire direttamente fondi perché, se non lo avesse fatto, ci sarebbe stata la banca centrale. Quindi i programmi, anche se poco utilizzati, hanno svolto l’importante ruolo di rassicurazione psicologica che ha favorito il regolare funzionamento del flusso di credito. Ora che la rassicurazione viene a mancare la reazione resta tutta da definire e dipende anche dall’andamento del virus.

Lo scontro si consuma sullo sfondo dell’impasse delle trattative in Congresso per nuovi stimoli all’economia. Dopo settimane di stop i primi contatti sarebbero stati riavviati ma l’esito è incerto. I lockdown decisi in vari stati potrebbero spingere democratici e repubblicani a trovare alla fine un accordo, accantonando la politica e guardando solo all’interesse nazionale. Ma l’esito delle elezioni potrebbe anche aver inasprito gli animi dei conservatori. Di sicuro ha irrigidito la posizione di Donald Trump che, non avendo ancora concesso al vittoria a Biden, avrebbe poco interesse a lasciare in eredità un’economia in salute.

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