“Non ci siamo mai fermate durante la pandemia e adesso ci ringraziano tagliandoci fino al 30% delle ore”. È questo il grido di allarme delle addette alle pulizie di alcuni ospedali milanesi che in queste settimane hanno subito tagli del monte ore tra il 15 e il 30%. Dai cento ai centocinquanta euro in meno a fine mese per una lavoratrice dell’ospedale San Carlo come Elena. “È tanto perché non guadagniamo duemila euro al mese, ma a malapena arriviamo a 900/950. Già era difficile arrivare alla fine del mese, figuriamoci adesso”. Diminuiscono le ore ma non diminuiscono i carichi di lavoro denuncia Zenayida che da quattordici anni fa le pulizie all’ospedale “Pini”: “Così non ce facciamo a finire in tempo e si accumula il lavoro per il giorno dopo”. Quello che non è cambiato per lei e tutte le sue colleghe assunte con un contratto multiservizi è la paga oraria. Poco più di sette euro lordi, cinque netti. La stessa cifra di sette anni fa quando fu siglato l’ultimo accordo sindacale: “Ma in questo periodo la vita è diventata sempre più cara – spiega Elena – se poi fanno le gare d’appalto che ci tagliano sempre di più ci rimettiamo sempre noi”.

La Filcams Cgil di Milano punta il dito sul meccanismo delle gare di appalto: “Le responsabilità sono della centrale di acquisti, dell’ente ospedaliero, delle aziende che pur di aggiudicarsi fanno costi, ma anche di Regione Lombardia – spiega la sindacalista della Filcams Cgil Barbara Bosco – la politica dà input di contenere i costi che si traduce in una riduzione dei servizi”. Al livello regionale, la proposta è quella “creare dei protocolli d’intesa come è stato fatto con il Comune per salvaguardare tutti i lavoratori in appalto”. Mentre al livello nazionale i lavoratori chiedono il rinnovo del contratto nazionale fermo da sette anni e per questo hanno proclamato uno sciopero nazionale nella giornata del 13 novembre. “Sono sette anni e mezzo che ci stanno prendendo in giro – concludono le lavoratrici – ci stanno togliendo i nostri diritti, è ora di dire basta”.

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