Sotto indagine per il reato di concussione due pubblici ufficiali e due funzionari di Roma, sottoposti a custodia cautelare dalla polizia locale come disposto dal gip Antonella Minunni a seguito della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Roma. Si tratta di due funzionari dell’Ufficio ispettorato edilizio del Municipio III, un funzionario del dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica e un altro funzionario della polizia locale del III gruppo Nomentano. La misura arriva dopo due anni di indagini. Il gip parla di “un elevato coefficiente di pericolosità criminale degli indagati, non certo occasionalmente dediti alla commissione di reati, ma, al contrario, dotati di attitudini e capacità professionali radicali e strutturate”.

Nei confronti di altri tre indagati i pm hanno chiesto l’applicazione di misure interdittive. Nell’ordinanza viene ricostruita la genesi dell’indagine nata nel 2018 dalla denuncia di un imprenditore vessato dai pubblici ufficiali. Il modus operandi era oramai oliato: il pubblico ufficiale concessore eseguiva controlli e nel caso in cui accertasse abusi edilizi costringeva la vittima a rivolgersi a uno studio tecnico di cui uno dei funzionari coinvolto nell’indagine era socio per sanare e risolvere la pratica. Molte le intercettazioni citate nel provvedimento. In una di queste uno degli arrestati afferma: “I vigili non ci vanno perché sono amici miei” per poi tranquillizzare la “vittima“, “se ci sono io dietro perché ti dovrebbero mandare in galera”. In altri dialoghi carpiti si intuisce che gli indagati temevano di essere sotto controllo. “Meglio non parlare al telefono, pensa che l’altro giorno sono venuti due vigili mandati dalla Procura per controllare la legittimità dei permessi, forse hanno fatto un esposto”. E ancora: “quelli sono funzionari della Polizia Locale che stanno in Procura. Cosa vogliono questi. Secondo me c’è qualcuno all’interno del Municipio”.

Da lì iniziarono le indagini, coordinate dal Procuratore aggiunto Paolo Ielo e dirette dal sostituto procuratore Alberto Pioletti, e due anni di pedinamenti, perquisizioni, sequestri, intercettazioni, oltre che all’assunzione di informazioni da parte delle altre “vittime”. Per il gip le misure cautelari sono di “stringente attualità” e “fondate su un elevato coefficiente di pericolosità criminale degli indagati”.

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