Distanziamento impossibile, mezzi affollati, pendolari e lavoratori costretti a saltare corse per evitare il rischio contagio da Covid-19. Questa l’odissea quotidiana del trasporto pubblico romano, per i lavoratori e per chi è costretto a uscire di casa nelle ore di punta del mattino. “Tra le 7.30 e le 8.30 diventa dura, bisogna fare affidamento al buon senso della gente. E la paura c’è, anche per noi dipendenti”, ammette un lavoratore dell’Atac, l’agenzia del trasporto autoferrotranviario capitolino. I controlli, poi, sul rispetto della capienza massima e del distanziamento sui mezzi sono praticamente assenti: “Mai visto alcun controllo, né sulla metro, né sull’autobus”, spiegano diversi pendolari. E c’è chi preferisce attendere: “Non ho fretta, aspetterò il prossimo bus”.

C’è però chi ha tempi ridotti ed è costretto a salire su mezzi ancora affollati: “Ci rendiamo conto di essere ogni giorno a rischio, ma che possiamo fare? Devo andare a lavoro”, c’è chi afferma sconsolato. Altri, invece, rivendicano: “Inutile chiudere alle 18 bar e ristoranti, se poi la situazione nei mezzi pubblici resta questa”. Per tutti, l’esigenza è quello di aumentare il numero dei mezzi: “Altrimenti non cambierà nulla”.

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