Dal carcere di Genova a quello di Poggioreale (Napoli), fino a Bologna, dove due detenuti hanno dato fuoco alla loro cella perché non volevano essere trasferiti nella sezione che accoglie i sospetti casi di Covid-19. In tre giorni l’andamento del contagio tra i detenuti nei penitenziari italiani è quasi raddoppiato (da 75 a 145 positivi) e continua a salire anche fra gli operatori, passati da 117 a 199. A fornire l’ultimo dato nazionale, aggiornato a lunedì 26 ottobre (ma in continuo aumento), è stato Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria, secondo cui sebbene la situazione nelle carceri “sia ancora sotto controllo”, il trend dei contagi “inizia a farsi molto preoccupante”. Nelle ultime ore è stato confermato che a Poggioreale ci sono quattro detenuti positivi al Covid-19 e altri sei in isolamento, a cui vanno aggiunti gli agenti di Polizia penitenziaria. E ieri sera, i detenuti del carcere Cantiello e Gaeta di Alessandria hanno protestato, sbattendo oggetti contro le grate delle celle.

LA PAURA DEGLI SCONTRI E I CONTAGI CHE AUMENTANO – Non è un caso se la bozza del pacchetto giustizia inserita nel decreto Ristori, nella parte dedicata alle misure per alleggerire le carceri e contenere il contagio, prevede che chi debba scontare condanne fino a 18 mesi, potrà farlo fuori dal carcere, grazie all’utilizzo del braccialetto elettronico. La norma non si applica, dunque, ai condannati per reati gravi, a chi è sottoposto a un regime di sorveglianza particolare e a chi ha partecipato alle rivolte nelle carceri. In questo contesto, la preoccupazione di operatori e sindacati è proprio quella che si arrivi agli scontri già avvenuti nel corso della prima ondata, durante i quali alla conta dei danni si è aggiunta quella ancora più drammatica delle vittime. Che i numeri del contagio stiano salendo in fretta lo dimostrano i dati di Uilpa Polizia penitenziaria. Lunedì 19, in 34 diverse carceri si contavano 71 positivi tra i detenuti e 112 tra gli agenti, l’11 ottobre erano ancora 35 i detenuti positivi al tampone e 61 i poliziotti.

LE SITUAZIONI PIÙ MONITORATE – Nel carcere di Pontedecimo, a Genova, sono saliti a sei i detenuti positivi al Covid. E sono positivi anche 3 agenti della penitenziaria, mentre altri 5 sono in isolamento fiduciario. Tanto che il segretario regionale della Uil Polizia penitenziaria, Fabio Pagani, per evitare l’espansione del contagio ha chiesto di “tamponare tutti”, poliziotti e detenuti e dichiarare il “coprifuoco”, oltre che “evitare qualsiasi forma di colloqui di presenza”, anche con avvocati e familiari e “attivare tutte le procedure a distanza anche per udienze in Tribunale”. A Pontedecimo ci sono 149 detenuti (80 uomini e 69 donne) e circa cento poliziotti penitenziari. “Non riusciamo a capire – ha spiegato Pagani – come mai ad oggi l’amministrazione penitenziaria non ha provveduto a sollecitare con urgenza l’Asl di competenza ad un celere intervento”. Così il sindacato ha scritto al presidente della Regione Toti (che ha mantenuto la delega per la Sanità) perché “si adoperi anche su una serie di ulteriori misure che riteniamo indispensabili: soprattutto immediati tamponi per tutti”.

Nel carcere di Poggioreale, a Napoli, quattro detenuti sono risultati positivi al tampone, in tre casi al loro ingresso in carcere dopo la convalida dell’arresto, mentre sarebbero altri quindici i contagi accertati tra agenti penitenziari, infermieri e paramedici. Una situazione che rischia di esplodere nella struttura che, stando ai dati più recenti del ministero della Giustizia, ospita circa 550 detenuti in più rispetto a quanti dovrebbe, arrivando anche a dieci persone in una stessa cella. Di fatto, i familiari dei detenuti hanno già organizzato una fiaccolata per venerdì, 30 ottobre. Contagi si registrano anche nel carcere di Saluzzo (Cuneo) e in quello de L’Aquila, dove Francesco Marrelli, segretario generale della Camera del Lavoro Cgil L’Aquila e Giuseppe Merola della Fp Cgil Abruzzo Molise avevano già inviato nei giorni scorsi una diffida agli organi sanitari e istituzionali, affinché si intervenisse per tutelare la salute dei lavoratori: “È inaccettabile che debbano effettuare tamponi a pagamento presso centri convenzionati”.

LA TENSIONE SEMPRE PIÙ ALTA – Nel carcere bolognese della ‘Rocco D’Amato’, invece, ieri pomeriggio due detenuti hanno dato fuoco alla loro cella. L’intera sezione è stata evacuata, mentre un agente di polizia penitenziaria e un altro detenuto della stessa sezione sono stati portati in ospedale. “Si è sfiorata la tragedia” ha commentato Domenico Maldarizzi, segretario nazionale della Uil Pa della Polizia Penitenziaria. Che la tensione sia alta lo dimostra anche il caso dell’agente di polizia penitenziaria Clotilde Armellini, ricoverata in terapia intensiva ad Alessandria. Giorni fa aveva pubblicato sui social network un video girato dal letto di ospedale, ma è stata costretta a cancellarlo a causa degli insulti dei negazionisti. “Al grave problema sanitario si aggiunge il problema sicurezza” spiega il segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria, De Fazio, secondo cui “le tensioni, probabilmente anche strumentalizzate da frange eversive, che stanno interessando molte piazze del Paese presto potrebbero, anch’esse, ‘contagiare’ le carceri”.

IL CASO DI TERNI – Poi c’è Terni, dove da giorni il Sarap (Sindacato autonomo ruolo agenti penitenziaria) parla di “lazzaretto” con 22 detenuti contagiati accertati nel carcere di Vocabolo Sabbione, ma le stime sarebbero ancora più alte, senza contare che si attende l’esito di circa duecento tamponi e che avrebbe contratto il virus anche un agente. E non è tutto. Perché a Terni desta molta preoccupazione la condizione dei detenuti, in quanto i contagi sono stati riscontrati nella sezione ad alta sorveglianza, quella dove il 19 ottobre scorso i detenuti hanno attuato per due settimane uno sciopero della fame “in solidarietà con gli anarchici imprigionati”. Due nomi su tutti: il romano Nico Aurigemma che, nell’ambito dell’operazione Bialystok, è stato arrestato a giugno scorso insieme ad altri personaggi ritenuti parte di una cellula eversiva anarco-insurrezionalista, che aveva come base il centro sociale Bencivenga Occupato, a Batteria Nomentana e lo spagnolo Juan Antonio Sorroche Fernandez che, primula rossa dell’anarco-insurrezionalismo, per l’Antimafia Veneta è l’autore del fallito attentato alla sede della Lega di Villorba, nel Trevigiano, nell’agosto del 2018. Insomma, una bomba a orologeria.

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