Il deputato di Leu Luca Pastorino lancia la proposta di una tassa sulle grandi multinazionali del web per raccogliere parte delle risorse che serviranno per fronteggiare l’emergenza Covid-19. “L’emergenza economica richiede un cambio di passo nelle politiche economiche e fiscali. Di fronte all’aumento delle disuguaglianze sociali, è prioritario prevedere una tassa di scopo per le grandi multinazionali, i colossi del web, che con la pandemia si stanno arricchendo, penso ad Amazon che ha aumentato i ricavi del 40 per cento, grazie alle nuove modalità di acquisto. Un cambiamento che impatta, negativamente, sulle piccole e medie attività commerciali”, ha spiegato Pastorino che oggi ha presentato la sua richiesta la ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Il tributo ipotizzato da Pastorino dovrebbe applicarsi sui ricavi e non sui profitti. Anche perché questi gruppi riescono generalmente a spostare gli utili nei paesi con trattamenti fiscali particolarmente favorevole attraverso operazioni tra diverse filiali. Spesso la quota di profitti realizzata nei singoli paesi non viene dichiarata. Il risultato è che negli stati con tassazione normale riescono a pagare imposte irrisorie. Secondo l’ultimo rapporto di Mediobanca ad esempio lo scorso anno Netflix ha pagato in Italia tasse per soli 6mila euro. Facebook ha staccato al fisco un assegno di 2,3 milioni. Google ha versato 5,7 milioni, Amazon 11 milioni. Il tutto a fronte di un fatturato che in Italia vale complessivamente più di 3,3 miliardi di euro.

Secondo Pastorino con i proventi della tassa “sarà possibile sostenere, fin da subito, le imprese, duramente colpite dalla pandemia”. “Certo, con la digital tax e l’aliquota al 3 per cento, introdotta dalla legge di Bilancio 2020, sono stati fatti dei passi in avanti. Ora è il momento di un’accelerazione più netta con la tassa di scopo” conclude il deputato Leu.

Da tempo si ragiona a livello internazionale su una forma di tassazione per questo tipo di società che sia più omogeno e commisurato alle loro reali dimensioni economiche. La stessa Ocse sta cercando di mettere a punto, tra mille difficoltà, un prelievo di questa natura. Per ora si è risolto tutto in un nuovo rinvio.

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