Arriva l’onda negli ospedali, con un incremento giornaliero di ricoveri che non si registrava dal lockdown: +778 in reparti Covid e +73 in terapia intensiva. Si tratta, rispettivamente, dei peggiori dati dal 27 marzo (+1.276) e dal 30 marzo (+75). Lo spettro della saturazione è ancora lontano, ma i trend parlano chiaro, l’accelerazione è importante e il numero dei contagi rischia di far precipitare la situazione. La Lombardia lo ha messo nero su bianco nella richiesta con la quale ha chiesto – e ottenuto – il coprifuoco al governo prospettando 4mila ricoveri e 600 letti di terapia intensiva occupati entro il 30 ottobre senza nuove misure anti-contagio.

In Lombardia ricoveri triplicati in 8 giorni – I dati regionali dell’ultimo bollettino del ministero della Salute confermano che la piena sta montando: +132 ricoverati nei reparti Covid nelle ultime 24 ore e dieci malati in più nelle terapie intensive. E non è l’incremento maggiore, visto che il Piemonte fa peggio con 154 malati con sintomi trasportati nelle strutture ospedaliere nelle scorse ore e un letto in più occupato in rianimazione. Numeri che portano la regione guidata da Alberto Cirio ad avere oltre mille contagiati sotto stretto controllo medico e altri 62 in unità di terapia intensiva. Situazione ormai difficile, come nel Lazio dove i 66 ricoveri delle ultime 24 ore fanno salire a 1.196 i pazienti nei reparti Covid e altri 123 (+12) assistiti in terapia intensiva. La retrospettiva al 12 ottobre, appena otto giorni fa, restituisce una fotografia nitida di quanto sta avvenendo: la Lombardia è passata da 463 a 1.268 ricoverati, il triplo; più che raddoppiate anche le terapie intensive, passate da 50 a 123. Il Piemonte invece aveva 457 contagiati in ospedale il 12 ottobre, ora sono 1.037. E ha quasi triplicato gli infetti in terapia intensiva (da 22 a 62).

Le altre regioni in affanno – Quadri complicati, ma non gli unici. Ci sono infatti altre 4 Regioni con oltre 50 ricoveri nelle ultime ventiquatt’ore. Sessantanove le persone trasportate in ospedale in Liguria (che fa registrare -2 in Uti), 63 in Veneto, 62 in Campania e cinquanta in Emilia Romagna. E le cose non vanno benissimo anche in Toscana, con 39 posti letto in più occupati rispetto a lunedì e +10 contagiati in terapia intensiva. Gli ospedalizzati crescono anche in Puglia (+35 in reparto), Sicilia e nella Provincia autonoma di Bolzano. Più di dieci ricoveri in ventiquattr’ore anche in Umbria (19), Sardegna (16), Abruzzo (13) e Valle d’Aosta (10), dove l’ospedale Parini è in sofferenza ed è stata attivata la fase 3 “livello rosso”. Il reparto Covid 2 della struttura di Aosta, aperto solo due giorni fa con 18 posti letto, è già quasi tutto occupato. E i reparti di malattie infettive e Covid 1 sono pieni. Al momento solo il Molise non registra aumenti e resta l’unica regione senza contagiati in rianimazione, mentre la Basilicata conta una persona in più in terapia intensiva e un saldo pari tra ingressi e uscite dai reparti Covid.

L’accelerazione dell’ultimo mese – Così a esattamente otto mesi dal 20 febbraio, giorno in cui venne scoperto il ‘paziente 1’ a Codogno, l’Italia conta 8.454 ricoverati con sintomi e altre 870 persone in terapia intensiva. L’aumento nell’ultimo mese è considerevole e apre scenari grigi in vista delle prossime settimane: il 20 settembre erano 2.365 i pazienti ospedalizzati e 222 in rianimazione. A conti fatti i saldi ingressi-uscite in 30 giorni parlano di 6.089 posti letto in più occupati nei reparti Covid e 648 infetti in più che necessitano di assistenza continua in unità di terapia intensiva. “Occorre agire adesso, con misure energiche, ma ancora sostenibili”, è l’appello lanciato dal direttore di Malattie infettive del Sacco, Massimo Galli, e dai colleghi Marino Faccini, direttore Uoc Medicina Preventiva nelle Comunità-Malattie Infettive dell’Ats Milano, e Marco Rizzi, direttore Malattie infettive del Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

“Servono interventi mirati e selettivi” – “Salviamo l’economia da un nuovo lockdown generalizzato, che oggi avrebbe gravi costi sociali ancor maggiori e metterebbe tutti in grande difficoltà”, dicono nella lettera invita alle autorità chiedendo di “adottare i necessari provvedimenti, purché siano coerenti con il risultato atteso: in questa delicata fase, occorrono interventi mirati e selettivi”, in particolare su smartworking e didattica a distanza. A preoccupare sono i grandi centri urbani: non solo il “malato grave” Milano, una situazione definita “esplosiva” dal virologo Fabrizio Pregliasco, ma anche Roma e Genova vivono situazione difficili. “Se nel periodo buio dei primi mesi ci si poteva arrendere al fatto di essere stati colti di sorpresa, ora il ritardo di una efficace risposta non può più essere giustificato”, sottolineano ricordando che “da diversi giorni i servizi di prevenzione territoriale non sono più in grado di svolgere un tempestivo contact tracing”. Per questo “non è più tempo – scrivono i firmatari dell’appello – delle discussioni estenuanti, le trattative al ribasso, gli sterili distinguo. Sappiamo ciò che è necessario fare per ridurre la velocità della corsa dei contagi verso un punto di non ritorno, soprattutto nelle aree in cui l’accelerazione è più forte”.

Twitter: @andtundo

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