Il Policlinico Umberto I nel caos per l’emergenza Covid. Mentre nel Lazio si sfiora quota 800 nuovi casi positivi in un solo giorno, il pronto soccorso del più importante ospedale della Capitale è costretto a chiudere le porte alle ambulanze, ad eccezione dei pazienti in codice rosso. La disposizione è stata adottata dal direttore sanitario, Alberto Deales, e dal direttore del Dea, Francesco Pugliese, e comunicata ai vertici dell’azienda ospedaliera e della Regione Lazio. Secondo quanto riportato nella lettera firmata dai due dirigenti, giovedì sera erano presenti nel pronto soccorso ben 50 pazienti Covid positivi in attesa di ricovero, nonostante per tutta la giornata fossero stati dimessi verso le strutture alberghiere convenzionate o ricoverati nei reparti ad hoc altre 20 persone. Secondo quanto riportano fonti de Ilfattoquotidiano.it, le 50 persone con tampone positivo sono state ospitate sui lettini del pronto soccorso “cercando di tenerli separati dagli altri pazienti ordinari”. Una situazione che non permette di aggiungere altre persone in attesa.

Più positivi che posti letto a disposizione – Nonostante mercoledì pomeriggio l’unità di crisi della Regione Lazio abbia comunicato la decisione di aumentare di 450 unità i posti nei reparti dedicati ai malati Covid, in tutto il territorio regionale, all’Umberto I il numero dei ricoverati è addirittura superiore a quello previsto. “Il numero totale dei pazienti Covid positivi – si legge nel documento della direzione sanitaria – presenti e ricoverati in reparti Covid o in attesa di posto letto di ricovero è attualmente superiore ai 200, quindi ben superiore al numero di 176 indicato nella Disposizione regionale relativa alla fase 6 della pandemia”. Il problema è che “tra i 200 pazienti di cui sopra a una ulteriore verifica appena condotta non è possibile individuare ulteriori pazienti da trasferire in un setting alberghiero”. Il risultato, come detto, è che “fino al riassorbimento dei pazienti Covid positivi o sospetti Covid attualmente presenti in Pronto soccorso in numero superiore ad 8, verrà attuato il proseguimento del mezzo di soccorso” verso “il pronto soccorso di altro presidio ospedaliero”. Tradotto: le ambulanze saranno respinte e inviate altrove. Non solo. “A questa criticità si aggiunge la mancanza di autisti che la direzione non ha proceduto ad assumere, nonostante l’acquisto un anno fa di quattro autoambulanze”, spiega Roberto Chierchia, segretario Cisl Fp di Roma e Lazio, che aggiunge: “Un problema che rende complicato spostare i pazienti anche all’interno della stessa area del Policlinico”.

Il Lazio pronto a nuove misure – Intanto nel pomeriggio il responsabile dell’unità di crisi regionale del Lazio, l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, è stato sul punto di introdurre nuove misure restrittive, visti i 795 nuovi contagi registrati in appena 24 ore, di cui ben 342 a Roma. Dopo un vertice svoltosi alla presenza del governatore Nicola Zingaretti, si è però deciso di posticipare di 24 ore ogni decisione, in attesa della convocazione – per la mattinata di sabato – della Conferenza Stato-Regioni. L’obiettivo, infatti, è arrivare a una presa di posizione omogenea per tutto il Paese. D’Amato porterà tre proposte al tavolo con il ministro Francesco Boccia. Innanzitutto lo smart-working obbligatorio per tutte le pubbliche amministrazioni e “consigliato” per il settore impiegatizio; in secondo luogo, la didattica a distanza per tutte le università – escluse le amtricole – e per le scuole superiori limitatamente al triennio finale. Il terzo provvedimento riguarda lo sport giovanile di contatto, da “contingentare”. Qualsiasi decisione legata alla chiusura anticipata di bar e ristoranti (provvedimento già in vigore in provincia di Latina, dove i casi sono in leggera diminuzione) sarà invece concordata a livello nazionale. “Siamo ad un livello arancione, temo un peggioramento della situazione”, ha spiegato D’Amato, commentando il bollettino che vede, fra le altre cose, quasi 20.000 tamponi processati ma anche – per la prima volta – oltre mille (sono 1.004 in totale) ricoverati nei reparti Covid, oltre ai 98 in terapia intensiva e agli 11.215 in isolamento domiciliare.

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