Contro la spirale negativa innescata dalla crisi pandemica bisogna intervenire con politiche di bilancio e monetarie accomodanti, per ridare fiducia a imprese e famiglie. E’ quanto afferma nella sua intervista al Corriere della Sera il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. “Il governo si è trovato a gestire una situazione drammatica e ha ereditato una situazione difficile, spiega il governatore, ma non ne è uscito male nel confronto internazionale. Ora deve cogliere le opportunità di questo momento epocale. E ai giovani servono i fatti, non le parole”. Visco ricorda come, entro certi limiti, una seconda ondata e un conseguente nuovo rallentamento economico fossero attesi e già incorporati nelle previsioni. Quelle di Banca d’Italia rimangono lievemente più pessimiste rispetto a quelle del governo, soprattutto per quanto riguarda il 2012 quando, secondo via Nazionale, il Prodotto interno lordo dovrebbe crescere del 5% (il governo prevede un + 6%). “La politica monetaria continuerà comunque a sostenere la ripresa, prosegue Visco che sottolinea “le nostre politiche devono essere espansive e rimanerlo per lungo tempo” anche per allontanare uno scenario deflazionistico (discesa dei prezzi, ndr) che aumenterebbe ulteriormente il peso di debiti pubblici già ingenti.

Il governatore afferma poi che “finché non si capisce cosa sarà il nuovo mondo la struttura della produzione e la natura degli investimenti non saranno definite, e potremmo vivere una transizione complicata”. Secondo Visco “Lo stato di incertezza in cui oggi viviamo è caratterizzato da tre fattori. Il primo è sanitario, riguarda la durata della pandemia, i tempi per produrre e distribuire un vaccino. Il secondo è più soggettivo e psicologico: a fronte dell’incertezza le imprese e noi tutti come consumatori tendiamo a procrastinare, a non consumare né investire. In più ci sono i riflessi di comportamenti simili che si verificano all’estero; tutto ciò può causare una caduta prolungata della domanda aggregata. Questo – spiega Visco – è il fenomeno economico che mi preoccupa di più: un problema molto keynesiano, se vogliamo. La propensione al risparmio sale, il consumo aggregato scende, ma ciò a sua volta fa sì che ci sia meno attività produttiva, meno occupazione, meno reddito, cosa che finisce per ridurre il risparmio complessivo anche se, paradossalmente, tutto è partito dal tentativo che ciascuno stava facendo di far crescere il proprio. Contro questa spirale negativa, bisogna intervenire con la politica di bilancio e la politica monetaria. È essenziale continuare ad avere politiche accomodanti finché questa componente legata all’incertezza non scompare. Poi c’è un terzo fattore: non sappiamo come ne usciremo“. “Ai giovani – conclude Visco – servono i fatti, non le parole. Dire a un giovane “stai tranquillo” senza fatti che lo sostengano non è utile, è sbagliato”, ammette che “su occupazione e istruzione in Italia ci sono ritardi”. E aggiunge: “Se non riusciremo ad alzare di molto la partecipazione al lavoro-in particolare dei giovani, delle donne, delle persone nel Mezzogiorno – ci sarà una caduta del Pil”.

Il governatore invita le banche ad affrontare con tempestività e decisione la questione dei crediti deteriorati (prestiti che non possono essere più recuperati o possono esserlo solo in parte a causa delle difficolta economiche del debitore, ndr) che sono destinati ad aumentare a causa della crisi. Gli istituto di credito, sottolinea Visco, dispongono delle risorse necessarie per operare senza ritardo le opportune svalutazioni. Anche grazie allo stop alla distribuzione dei dividendi dispongono del capitale necessario per assorbire queste perdite. Devono quindi agire subito per scongiurare successive ricapitalizzazioni.

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