La Lombardia dichiara guerra ai piccioni e agli storni perché provocano danni all’agricoltura, dalle coltivazioni all’allevamento del bestiame. Per ridurre il numero di volatili sono state reclutate centinaia di cacciatori e si è approntato un protocollo di abbattimento che prevede il numero di capi da prelevare e le zone in cui attuare il prelievo.

Anche se i volatili sono percepiti come animali più “nobili” rispetto ai ratti, per i quali nessuno si impietosisce, quando le loro popolazioni sono troppo numerose la loro presenza può produrre effetti negativi sulle nostre attività. Le rondini mangiano insetti e sono una benedizione, ma piccioni e storni hanno diete che interferiscono con le nostre aspettative. Pur nutrendo molta simpatia per gli animali, non me la sento di dire che sia giusto che mandino in rovina gli agricoltori. Anche la loro presenza in città causa non pochi problemi e non sono solo queste due specie a “darci fastidio”. I gabbiani in città stanno diventando sempre più prepotenti. I cinghiali si stanno appropriando di territori tipicamente cittadini e c’è già scappato qualche morto. Come si è arrivati a questo?

Abbiamo semplificato moltissimo l’ambiente, e abbiamo eradicato prima di tutto i predatori che tengono sotto controllo le popolazioni di specie che, altrimenti, diventerebbero troppo numerose. Si tratta di “equilibri” oramai perduti. Gli animali si adattano a nuove situazioni e colgono le opportunità, come stanno facendo i gabbiani che, da uccelli marini, stanno diventando uccelli di città. Pensare di reintrodurre i predatori può essere una soluzione, e mi viene in mente il lupo per i grossi vertebrati. Ma l’uso del territorio è talmente “denso” che, alla fine, ci danno fastidio anche i predatori. Reintroduciamo gli orsi e poi ci lamentiamo se si comportano da orsi.

La pesca eccessiva ha ridotto drasticamente le popolazioni ittiche e i delfini che mangiano pesci hanno imparato a prenderli dai loro competitori: noi. I pescatori sono imbufaliti perché i delfini prendono i pesci dalle reti, causando danni notevoli alla pesca. La stessa cosa facevano le foche, quando c’erano. Arriveremo a parlare di de-delfinizzazione? La risposta è no, ma questo significa che ci sono animali che meritano di essere difesi, anche se causano danni, e altri che è giusto uccidere?

Per gli animalisti non si deve uccidere alcun animale. I biologi della conservazione vedono le cose in modo differente, e programmano abbattimenti su base scientifica. I ratti sono stati eradicati da Montecristo, dove stavano causando danni ingentissimi. Penso al contenimento degli scoiattoli americani che stavano soppiantando gli scoiattoli europei: qualcuno ha gridato allo scandalo per le sterilizzazioni mediante castrazione dei maschi. Per attuare strategie di mitigazione dei danni è necessario un approccio scientifico non viziato dall’emotività.

Ogni intervento deve essere inserito in una visione complessiva. L’agricoltura industriale fa uso massiccio di pesticidi e di fertilizzanti chimici, e una delle sue finalità consiste nell’eradicare la biodiversità naturale per sostituirla con la specie di nostro interesse. Sistemi così perturbati possono sfuggirci di mano. Storni e piccioni trovano rifugio in città e dalle città possono spostarsi nelle campagne. Se uccidiamo quelli in campagna, ma lasciamo indisturbate le popolazioni di città, si potrebbero avere dei travasi di popolazione dai “serbatoi” cittadini. La natura non ama il vuoto!

Spero che la regione abbia preso questa decisione dopo uno studio approfondito sull’opportunità dell’intervento, valutando tutti gli scenari possibili. I pesticidi ci liberano dagli insetti nocivi, ma uccidono anche gli insetti impollinatori, per non parlare dei predatori degli insetti nocivi. Abbiamo bonificato le paludi per risolvere il problema della malaria, e ora abbiamo il dissesto idrogeologico. Ogni azione comporta diverse reazioni. Siamo sicuri di poter prevedere le conseguenze delle nostre azioni?

La vita è il fenomeno più complesso dell’universo conosciuto. Cosa c’è scritto sulla garanzia delle macchine? Se i meccanismi sono manipolati, la garanzia perde di validità. Noi abbiamo manipolato in modo pesantissimo la biodiversità e gli ecosistemi, e la garanzia che possano continuare a darci quello di cui abbiamo bisogno si rivela sempre più fragile.

Ora qualcuno mi dirà che sto facendo un minestrone, e che metto piccioni, paludi, lupi e gabbiani assieme a piccioni e storni, paludi e pesticidi. Il problema è che gli ecosistemi funzionano con un intrico di relazioni che rende inattuabile la gestione di singoli pezzi senza tener conto delle conseguenze sul resto del sistema ambientale manipolato. È quello che abbiamo fatto su piccola scala, da sempre. Ma oramai la scala delle modificazioni è diventata globale.

Abbattere piccioni e storni è una tattica. E potrebbe portare a vincere una battaglia. Ma se si applicano le tattiche senza una strategia alla fine si perdono le guerre. Ed è la strategia che manca. Gli investimenti per la conoscenza di biodiversità ed ecosistemi sono irrisori, e si attuano misure puntiformi per far fronte a problemi specifici.

Probabilmente l’intervento della Regione Lombardia è necessario per risolvere un problema contingente. Ma se non si rivede radicalmente il nostro rapporto con la natura, arriveranno altri problemi. Il green deal, il patto verde, dovrebbe fornire le risorse per cambiare strada, non per niente si chiama “new”. Ma è necessaria una cultura della natura che attualmente manca e che ci espone alle conseguenze di una mancanza di strategia.

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