È rimasto inascoltato l’appello della Russia che in mattinata ha chiesto alla Turchia di lavorare per arrivare a un cessate il fuoco in Nagorno Karabakh. Fahrettin Altun, responsabile della Comunicazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un tweet ha dichiarato che Ankara è “completamente pronta” ad aiutare l’Azerbaigian a riprendersi quella lingua di terra che formalmente le appartiene ma che, nei fatti, è abitata dalla comunità armena locale. Parole che riprendono quelle pronunciate in mattinata dal ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, secondo cui “l’unica soluzione del conflitto è il ritiro dell’Armenia dalle terre azere. Siamo al fianco dell’Azerbaigian, vogliamo risolvere questo problema alla radice”, ha detto mentre sul terreno si registrano ancora intensi combattimenti.

“La Turchia assicurerà il suo pieno impegno per aiutare l’Azerbaigian a riprendersi le sue terre occupate e a difendere i propri diritti e interessi in base al diritto internazionale”, ha affermato Altun, aggiungendo che Ankara spera che il prossimo dibattito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite “crei solide basi per una soluzione”. Tutto il contrario di ciò che era stato chiesto da Mosca, alleata di Yerevan, che con il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, aveva chiesto “a tutti i Paesi, soprattutto a quelli che sono nostri partner, come la Turchia, di fare di tutto per convincere le parti belligeranti a cessare il fuoco e a volgersi verso una soluzione pacifica di questo lungo conflitto con metodi politico-diplomatici”.

“Come per altre questioni, sul tema del Nagono Karabakh la Turchia è al fianco dell’Azerbaigian e gli azeri le sono per questo molto grati”, spiega in un’intervista all’Adnkronos, l‘ambasciatore dell’Azerbaigian a Roma, Mammad Ahmadzada, senza precisare se il sostegno di Ankara sia solo politico o anche militare. “L’unico modo per fermare questi scontri -aggiunge il diplomatico- è il ritiro immediato e senza condizioni delle forze dell’Armenia dai territori occupati dell’Azerbaigian e il ripristino dell’integrità territoriale dell’Azerbaigian. Non c’è altra soluzione”.

Intanto il ministero della Difesa armeno ha fatto sapere che un suo aereo militare Su-25 è stato abbattuto da un F-16 turco, sostenendo che Ankara sia già intervenuta militarmente a sostegno di Baku. L’incidente, dicono, è avvenuto nello spazio aereo armeno e il pilota è morto. Versione smentita dal governo turco: “L’affermazione secondo cui la Turchia ha abbattuto un caccia armeno è assolutamente falsa – ha detto Altun – L’Armenia dovrebbe ritirarsi dai territori sotto la sua occupazione in Azerbaigian, invece di ricorrere a facili trucchi di propaganda“.

In giornata, parlando nel secondo giorno della sua visita in Grecia, anche il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva lanciato un appello alle parti in conflitto per “porre fine alla violenza” e “riprendere i negoziati il più rapidamente possibile”: “Le due parti devono porre fine alle violenze e lavorare con il gruppo di Minsk per riprendere quanto prima trattative sostanziali”, ha dichiarato.

Il presidente Putin nel corso di una telefonata con il primo ministro armeno, Nikol Pashinian, ha espresso “seria preoccupazione” per le ostilità in corso nel Nagorno Karabakh. Secondo una nota del Cremlino, il leader russo ha sottolineato l’urgenza di un “cessate il fuoco” e che le parti in conflitto “adottino misure per una de-escalation della crisi”.

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