Dopo 32 giorni di ricovero, 24 dei quali passati in terapia intensiva, Alexei Navalny è stato dimesso ieri dall’ospedale Charité di Berlino, dove era arrivato a fine agosto. In un comunicato postato su Twitter, l’ospedale scrive che “le condizioni del paziente sono migliorate a sufficienza per poter essere dimesso dalle cure ospedaliere”. Inoltre, aggiungono gli operatori sanitari in un comunicato, “sulla base dei progressi del paziente e delle sue condizioni attuali, i medici curanti ritengono che sia possibile un recupero completo. Tuttavia, è ancora troppo presto per valutare i potenziali effetti a lungo termine del suo grave avvelenamento”.

Il dissidente russo è stato avvelenato con l’agente nervino Novichok, come accertato dai medici tedeschi. La Russia, oltre a respingere le accuse, ha dichiarato che non avvierà nessuna indagine per accertare quanto gli sia accaduto. E oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che se Navalny vuole tornare in Russia è libero di farlo, come ogni cittadino russo. Peskov ha poi aggiunto di essere felice della notizia che il dissidente si sta riprendendo ma ha sottolineato di non avere “informazioni credibili” sul fatto che è stato dimesso.

Cosa è successo a Navalny – Simbolo dell’opposizione al governo di Mosca e noto per le sue inchieste contro la corruzione, si è sentito male giovedì 20 agosto su un volo di ritorno verso la capitale russa dalla città siberiana di Tomsk. Il capitano ha effettuato un atterraggio di emergenza a Omsk. Fin dall’inizio il suo staff aveva sostenuto che si fosse trattato di avvelenamento. In un primo momento i medici russi, che avevano negato questa ipotesi, si erano detti contrari al suo trasferimento in Germania a causa delle sue condizioni “instabili”, ma dopo 24 ore la situazione si è sbloccata col trasporto a Berlino.

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