“Non si ravvisano, allo stato, le condizioni per la proroga della misura domiciliare, anche concentrandosi esclusivamente sul profilo medico sanitario che appare, in tutta evidenza, tranquillizzante, sia in punto prognostico sia in relazione alla tutela del diritto alla salute, assolutamente preservabile anche in detenzione carceraria”. Questa la riflessione del magistrato di Sorveglianza di Brescia, Alessandro Zaniboni, nel provvedimento con cui ha respinto “la proposta di proroga del differimento della esecuzione della pena concesso nelle forme della detenzione domiciliare” a Pasquale Zagaria, ergastolano e fratello del capoclan dei Casalesi Michele, scarcerato ad aprile e trasferito stamani nel carcere milanese di Opera.

“Anche dalla recente relazione sanitaria” del 17 settembre, scrive il Tribunale di Sorveglianza di Brescia, “si desumono condizioni cliniche compatibili non solo con la carcerazione ma, soprattutto, con il rispetto del diritto alla salute del detenuto”. Appaiono “pleonastiche”, si legge ancora nel provvedimento, “considerazioni in punto di pericolosità sociale, semmai rilevanti in provvedimento con diverso esito finale. È di tutta evidenza – aggiunge il giudice – che non possa nemmeno accennarsi ad un potenziale conflitto con il senso di umanità nel caso della prosecuzione del trattamento medico” in carcere “con tutte le cautele che i responsabili sanitari riterranno di adottare di volta in volta”.

Per Zagaria, che è malato da tempo, erano stati decisi i domiciliari in casa di un familiare a Brescia per motivi legati all’emergenza coronavirus. L’ospedale di Sassari dove seguiva le terapie per la malattia, non era più in grado di prestargli le cure necessarie. Il tribunale di sorveglianza di Sassari aveva però disposto un termine di cinque mesi alla misura dei domiciliari, che è scaduto ieri. Intanto era stato trovato un posto dove poter assicurare le cure dai vertici del nuovo Dap. Il direttore si era dimesso e al suo posto per volontà del ministro della Giustizia, è arrivato Dino Petralia, affiancato da Roberto Tartaglia. Il tribunale di Brescia, al quale i colleghi sardi avevano girato il fascicolo per competenza, hanno dunque ritenuto cessate le esigenze e riportato il boss in carcere.

Con il trasferimento nel carcere di Opera di Pasquale Zagaria, tutti i boss che erano in regime di 41 bis e che erano stati scarcerati durante l’emergenza Covid sono rientrati dietro le sbarre. Oltre a Zagaria erano infatti usciti di prigione Francesco Bonura, uomo vicino a Bernardo Provenzano, e Vincenzino Iannazzo, esponente del clan di ‘Ndrangheta di Lamezia Terme. Quest’ultimo è rientrato in carcere a inizio di giugno mentre Bonura a fine giugno, entrambi per effetto del decreto Bonafede.”È ancora una volta un segnale che lo Stato è attento – dice il direttore della Dia, il generale Giuseppe Governale – Ci sono delle situazioni che vanno considerate al di là dell’aspetto individuale per il messaggio che si lancia il messaggio è che lo Stato ha grande attenzione per il fenomeno mafioso. Dobbiamo stroncare ogni velleità di qualcuno a ritenere che c’è un’autorità più forte di quella dello Stato“.

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