“Ho cominciato a farmi di eroina quando avevo 15 anni, poi ho smesso, ho ricominciato, ho smesso ancora. Ora vengo a Rogoredo una volta alla settimana, è un viaggio di cinque ore di treno. Ma sto cercando di smettere di nuovo”. Il racconto appartiene a una ragazza di 19 anni. Davanti a lei c’è un carabiniere che l’ha fermata mentre dalla stazione dei treni si dirigeva verso il boschetto di Rogoredo, a Milano: negli ultimi dieci anni è diventato una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa. La scena è tratta dalla penultima puntata di “Avamposti, Dispacci dal confine”, la docu-serie che racconta la quotidianità delle stazioni dei carabinieri. La puntata, ambientata a Milano, andrà in onda domenica 20 settembre alle 21.25 sul canale Nove ed firmata da Claudio Camarca

Racconta le attività quotidiane dei carabinieri di Rogoredo e di Porta Monforte che portano i militari a conoscere gli inferni personali di un’umanità schiava delle sostanze stupefacenti. Partendo dal racconto, la riflessione si amplia affrontando il discorso del ritorno dell’eroina, specialmente tra le generazioni dei giovanissimi. “Quando le persone capiscono che non sei lì solo per schedarle e fare il verbale, ma per ascoltarle e aiutarle, si aprono e sti raccontano la loro storia – spiega un militare – Ho conosciuto ragazze giovanissime, finite nel bosco per un brutto voto all’università, che non ne sono più uscite”.

Ogni giorno nel Bosco sono più di 700 le persone che comprano la droga. Che si tratti di sostanza da iniettarsi o inalare, il costo di una dose è tra i 5 e gli 8 euro compreso l’ago. Ma si trovano anche derivati più economici, a meno di 5 euro. Uno dei problemi consistenti, oltre al via vai di persone che sopravvivono accampate nei dintorni, sono i pendolari della droga: c’è chi viaggia anche cinque ore in treno per fare rifornimento a Rogoredo. Il punto nevralgico dello spaccio è il bagno, a cui si arriva percorrendo una scalinata, dove molti si fermano a drogarsi dopo aver acquistato la dose.

“È inutile e controproducente prendersela con il tossico – spiega un altro carabiniere – Una persona che ha come unico scopo il ‘bucarsi’, il ‘farsi’, è una persona malata che va aiutata, con la collaborazione delle istituzioni. Il problema sono quelli che vendono la dose al drogato”. Nel boschetto lo spaccio a cielo aperto è gestito soprattutto da pusher di origine nord-africana: vendono eroina e tutti i suoi derivati. Da qualche anno c’è anche la pratica, importata dagli Stati Uniti, di spacciare i prodotti farmaceutici come antidepressivi o calmanti, ad esempio il Fentalyn, un analgesico derivato dalla morfina. Il Fentalyn è l’oppioide sintetico più comune nelle morti da overdose. I farmaci vengono acquistati attraverso prescrizioni mediche, o rubati direttamente dai magazzini delle case farmaceutiche.

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