Aumenta per il terzo mese consecutivo il fatturato dell’industria, a testimonianza di una ripresa post-Covid che per ora non accenna a rallentare. Lo certifica l’Istat, secondo cui le aziende italiane hanno messo a segno una crescita dell’8,1% rispetto a giugno, al netto dei fattori stagionali. L’incremento complessivo registrato tra maggio e luglio, pari all’11,1%, riduce il gap rispetto ai livelli precedenti al lockdown, ma ancora il rimbalzo è lontano (il fatturato resta a -7,7% rispetto a febbraio). Secondo l’istituto, segnali positivi arrivano anche dagli ordinativi, che a luglio crescono del 3,7% e nella media degli ultimi tre mesi recuperano il 14,8% rispetto rispetto ai tre mesi precedenti. Su base annua, invece, c’è un calo del 7,2% dell’indice grezzo, con riduzioni su entrambi i mercati (-7% quello interno e -7,4% quello estero).

Nel rapporto diffuso da Istat sullo stato di salute del settore industriale, emerge che il risultato di luglio è dovuto sia al mercato interno (+9%), sia a quello estero (+6,5%). Per gli ordinativi, invece, la crescita è sostenuta soprattutto dalle commesse provenienti dal mercato estero, che segnano un aumento del 7,4%, mentre l’incremento di quelle provenienti dal mercato interno si attesta su un modesto +1,3%. Per quanto riguarda i singoli settori, gli incrementi di fatturato sono diffusi in tutti i comparti, molto ampi per l’energia e per i beni strumentali (rispettivamente +21,8% e +20,6%) e più contenuti per i beni intermedi e i beni di consumo (rispettivamente +3,1% e +1,6%).

Su base annua, il fatturato diminuisce del 6,3% per il mercato interno e dell’11,4% per quello estero. Il settore estrattivo è l’unico che registra una variazione positiva (+7,1%). Nella manifattura, invece, il settore dei computer e dell’elettronica rimane pressoché stabile (-0,1%), mentre per tutti gli altri l’Istat rileva risultati negativi, dalla flessione dell’1% dell’industria delle apparecchiature elettriche e non, fino ai cali molto più ampi dell’industria tessile e dell’abbigliamento (-21,1%) e delle raffinerie di petrolio (-32,2%), a testimonianza di un’economia che fa ancora fatica a riprendersi dagli effetti della pandemia.

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