“Non mi candido in quanto disabile per i disabili, ma per contribuire al bene della comunità. Sto facendo campagna elettorale online e anche se è difficile non poter avere un contatto diretto con le persone, posso raggiungere punti del territorio anche distanti tra loro in pochi minuti” dice Iacopo Melio a Ilfattoquotidiano.it. Melio, giornalista e attivista, ha accettato la candidatura come capolista nel collegio Firenze 1 nelle liste del Partito democratico per le elezioni regionali in Toscana che si terranno il 20-21 settembre. “Vorrei essere quel punto di cambiamento che da tempo le persone chiedono alla mia Regione e al Pd – aggiunge – per questo mi piacerebbe trasformare la Toscana nel laboratorio progressista numero uno in Italia”. Una scelta unanime ricaduta sul suo nome da parte dei vertici locali e nazionali del partito. “Provengo dalla cosiddetta società civile e non voglio lasciare indietro nessuno, con un occhio di riguardo su diritti e parità, ambiente e sviluppo, inclusione e accessibilità”, afferma il neocapolista dem. Il 28enne Melio nel 2014 ha creato l’hashtag #vorreiprendereiltreno e fondato il 31 gennaio 2015 una onlus omonima, con oltre 300mila sostenitori, che si impegna soprattutto all’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali. Il Fatto.it lo ha intervistato.

Cosa suggerisce ad un ragazzo disabile che si sente ignorato dalla politica?
Di far valere i propri diritti, di rimboccarsi le maniche e non arrendersi. E poi, suggerisco di mettersi in gioco sempre, perché le cose si possono comunque cambiare in prima persona.

Come mai ha scelto il Pd?
Perché con la totale fiducia nei miei confronti ha dimostrato un’apertura reale alla società civile. Dopo anni di attivismo che, senza dubbio, mi hanno regalato tanto e fatto ottenere grandi risultati, motivo per il quale sono stato nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica dal Presidente Mattarella, ho sentito il bisogno di portare finalmente dentro le Istituzioni le mie battaglie in difesa dei diritti umani e civili.

Quali sono i suoi principali punti programmatici?
Le prime proposte che porterò in consiglio riguarderanno il trasporto gratuito per gli under 25 (manovra già presente in Emilia) e la realizzazione di nuove aree verdi urbane, con l’obiettivo di crescere nuove generazioni ecologiste; il potenziamento del Fondo per le non autosufficienze, per la Vita Indipendente e il Dopo di Noi; la promozione di un turismo sostenibile che unisca la bellezza del nostro territorio alle esigenze di chi lo vive; infine il sostegno della rete dei consultori e lo sviluppo di servizi e di una sanità di maggior prossimità, in particolare con l’istituzione della figura dello psicologo territoriale.

Perché ci sono cosi poche persone con disabilità in politica?
Sono abituato a vedere le persone, non “i disabili”. Perciò non serve essere disabili per occuparsi di disabilità, non occorre una rappresentanza e mai vorrei esserlo io solo perché disabile: chiunque si può occupare di disabilità, come di ambiente, di lavoro o di qualunque altro tema, quindi se non se ne parla abbastanza è solo per una scarsa sensibilità generale al tema.

Quindi non vede una carenza di rappresentanza?
Per lo stesso sguardo “non ghettizzante” che ho, il fatto che non ci siano abbastanza persone disabili in politica non è “un dramma”: evidentemente non ci sono disabili abbastanza competenti da essere candidati o da vincere le elezioni. E dire questo non è presunzione, semmai è una non discriminazione: le persone non sono tutte brave.

Com’è fare campagna da casa online durante la pandemia di Covid-19?
Nonostante manchi l’importante contatto umano, è molto soddisfacente e per certi versi efficace: per una volta è il candidato ad ascoltare anziché parlare. In questo modo il mio programma diventa davvero quello di tutti, e ognuno si sente democraticamente coinvolto. Ho contattato più di 50 realtà, sempre in modo virtuale ma tutt’altro che superficiale. Parallelamente, c’è anche una preziosa squadra di 100 volontari che sta facendo volantinaggio in strada e porta a porta, nel rispetto delle regole anti-Covid.

Non ritiene che sia stato fatto poco per le persone con disabilità anche dal Pd?
La Toscana sul fronte disabilità è una delle regioni che fa di più, basti pensare al fondo per la Vita Indipendente: oltre al milione di euro scarso concesso dallo Stato, la Toscana è l’unica a metterci di tasca propria altri 8 milioni circa. Sia chiaro, si può fare e si deve fare sempre meglio, ma dobbiamo ammettere che qui c’è una sensibilità sul mondo della disabilità. Quel meglio, poi, proverò a portarlo anche io.

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