Foto celebrative di Hitler, svastiche, una rappresentazione di un rifugiato nella camera a gas di un campo di concentramento, una foto che prendeva in giro le persone di colore. Sono soltanto alcuni dei contenuti che 29 agenti di polizia si scambiavano nei gruppi di estrema destra su Whatsapp. La maggior parte degli poliziotti coinvolti ha lavorato negli anni nello stesso distretto della città di Muelheim, nella regione industriale della Ruhr, in Germania. Tutti e 29 sono stati sospesi con effetto immediato e nei loro confronti sono stati aperti procedimenti disciplinari.

Secondo quanto riferito da Herbert Reul, ministro degli Interni dello stato del Nord Reno-Westfalia, due di queste chat sono attive da diversi anni. Gli investigatori hanno effettuato 34 perquisizioni, recandosi nelle stazioni di polizia e negli appartamenti privati. Il materiale condiviso includeva “la più disgustosa e ripugnante agitazione neonazista, razzista e anti-rifugiati”, ha sottolineato il funzionario, aggiungendo che il caso lo ha lasciato “senza parole”.

I gruppi WhatsApp sono almeno cinque e sono utilizzati interamente o in gran parte da agenti di polizia: uno di questi è stato creato nel 2012 e quello che conteneva il maggior numero di contenuti nel 2015. Il messaggio più recente è stato inviato il 27 agosto. “Dobbiamo fare domande spiacevoli a noi stessi – ha esortato Reul -. Chi lo sapeva? Perché è stato tollerato per anni? Da chi?”.

Il caso punta i riflettori sulla diffusione dell’ideologia neonazista tra le forze di polizia tedesche, una questione che gli alti funzionari della sicurezza avevano in precedenza minimizzato. Lo scorso luglio, il ministro degli Interni, Horst Seehofer, ha respinto le richieste di un’indagine sulla profilazione razziale condotta della polizia, insistendo sul fatto che “non c’era nessun problema strutturale”.

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