All’inizio le lamentele riguardavano il caffè “quasi sempre freddo, poco burro, niente internet”, cella spoglia e senza vista e posta censurata. Anche se non mancava lo spazio per dormire ed esercitarsi. Due anni dopo il “no” della Corte dei diritti umani al suo ricorso per le condizioni “disumane” in cui versava, l’estremista di destra norvegese Anders Behring Breivik, 41 anni, responsabile della strage degli studenti nell’isola di Utoya nel 2011, ha chiesto la libertà condizionata. Il suo avvocato ha fatto sapere anche che il suo assistito vuole intentare una nuova causa contro lo Stato per le sue condizioni carcerarie e per essere stato posto a un “periodo così lungo di isolamento“. “Ha il diritto a una revisione legale per la libertà condizionale alla fine del periodo minimo, che è di 10 anni nel suo caso. È un diritto che vuole esercitare”, ha detto l’avvocato Oystein Storrvik.

La strage di Utoya – È stato il più terribile attacco compiuto in Norvegia in tempo di pace. Il 21 luglio 2011 Breivik, travestito da poliziotto, uccise 69 persone, per la maggior parte adolescenti, in un campo giovanile del partito laburista, poco dopo aver ucciso otto persone in un attentato davanti a un edificio governativo a Oslo. Fu condannato l’anno dopo alla pena massima in Norvegia, 21 anni.

La maxi cella di Breivik – Nella prigione di Skien, Breivik ha tre celle di 10 metri quadrati, con vista esterna all’aperto. Può fare esercizio fisico, giocare ai videogiochi e guardare la televisione. Oltre ai contatti quotidiani con le guardie carcerarie, le autorità hanno offerto all’uomo la possibilità di avere contatti con un prete, un infermiere, un volontario in carcere e uno psicologo. Breivik non si è mai pentito per la strage, è stato dichiarato sano di mente e ha sempre affermato con convinzione davanti ai giudici che il suo scopo era difendere la società dal multiculturalismo.

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