di Daniela Buratti

Sto seguendo da giorni il dibattito su Facebook, sempre più negativamente sorpresa della piega surreale che sta prendendo: esponenti di un partito che si chiama +Europa che sostengono il No, perché l’Italia non deve essere condizionata da modelli europei; l’Anpi che sostiene il No in omaggio ai partigiani e ai padri costituenti, quando l’attuale numero dei parlamentari non fu deciso dalla Costituzione del ’48, ma solo nel 1963 e quindi non c’entra nulla (ma proprio nulla) con la Resistenza.

Per parte mia voterò per tante validissime ragioni, molte delle quali già esposte più volte efficacemente su questo quotidiano. Ne aggiungerei una personale: a differenza di molti altri, io voglio essere coerente con i valori della mia giovinezza. Io ricordo Nilde Iotti quando parlò a favore di questo taglio e quando negli anni di Tangentopoli abbiamo avuto la speranza di fare una conversione a U che ridesse alla democrazia italiana la sua dignità.

Il taglio anche allora era nei nostri discorsi. Le cose poi sono andate diversamente: il sistema massmediatico ostile ci ha chiuso gli orizzonti mentali per quasi trent’anni e la politica si è costruita attorno e addosso una torre d’avorio non solo a livello nazionale, ma anche locale.

Voglio essere coerente con i progetti di allora perché logica e buon senso sono senza tempo; ora ho di nuovo la possibilità di provare a rompere questa campana di vetro. O almeno di iniziare a farlo, per i miei figli e nipoti.

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