La condanna per la maestra ormai in pensione è arrivata ieri, puntuale e implacabile: un anno e quattro mesi di reclusione. Purtroppo però, come negli altri casi, le vittime sono ancora una volta dei piccoletti indifesi e inermi che assistono e subiscono le forti e incontrollabili maniere correttive di adulti che hanno perso ogni freno e che, purtroppo però per loro, non riescono e non sanno chiedere aiuto.

“Avete mai visto il terrore negli occhi dei bambini? Avete mai visto il terrore negli occhi dei vostri figli quando non ci siete voi a poterli consolare, rassicurare, incoraggiare?” dice Teresa, collega e amica, che ha vissuto questo momento che mai avrebbe voluto vivere. Teresa ha due stupende gemelline che frequentano la scuola materna di via degli Aurunci a Latina. E come tutti i genitori, la mattina quando le consegna alle maestre per andare al lavoro non le viene mai in mente di lasciarle in un ambiente da cui il poi pomeriggio usciranno terrorizzate. Nessuno pensa che queste cose possano accadere. E che accadano proprio a te. Fino a prova contraria.

E la prova purtroppo c’è stata, perché una mamma, molto preoccupata per la figlia che non dormiva più e che mimava continuamente gli schiaffi, si è rivolta ai carabinieri che nottetempo hanno introdotto in classe una telecamera. Le immagini di un mese sono state inesorabili: schiaffi e strattoni ai piccoli impauriti e indifesi. Il giudice nel vedere le immagini non ci ha pensato su nemmeno un momento e ha sospeso immediatamente l’insegnante impedendole di tornare in classe.

Viene da chiedersi come mai nessun collega, bidello o direttore sia intervenuto prima, per tentare di aiutare un’insegnante in difficoltà e che, a detta dei più, sembra fosse molto brava. Possibile che nessuno se ne sia accorto prima? I motivi di questa deriva possono essere molti: stanchezza dovuta all’età, problemi di salute o personali. Insomma, non è che uno comincia a tirare schiaffi dall’oggi al domani. I rumors di questi comportamenti nei corridoi di un istituto si diffondono e arrivano alle orecchie di tutti. Quando non escono addirittura fuori. La scuola quindi dovrebbe potere e sapere aiutare chi si trova in difficoltà. Invece no. Tutto rimane chiuso all’interno di quattro pareti… fino a quando non arriva la forza pubblica.

Dice infatti Teresa: “Quando ci hanno chiamato i carabinieri per visionare i filmati ho visto anch’io le mie bambine di 3 anni e mezzo con gli occhi sbarrati dal terrore per quello a cui assistevano. Non è facile per una madre accettare che chi si prende cura delle tue figlie a scuola non lo fa nella giusta maniera (…) Noi come genitori ci siamo subito messi da parte e abbiamo pensato solo alla tutela dei nostri figli. Abbiamo coinvolto psicoterapeuti, avvocati, psicomotricisti per garantire ai bambini benessere e serenità. Per fortuna i bambini sono migliori di noi, non hanno sovrastrutture e malvagità e con il nostro supporto sono andati avanti”.

Ieri in Tribunale c’erano anche le mamme, costituitesi parte civile: “Nessuno è contento per questa condanna – commenta Teresa – perché avremmo preferito che i nostri figli avessero vissuto serenamente la scuola come loro diritto. La distanza emotiva tra il vissuto e le aule di giustizia è sempre incolmabile. Ora vogliamo chiudere la vicenda e ripartire col nuovo anno con entusiasmo e energie rinnovate”.

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