Sono sovranisti a destra, sono populisti a sinistra e allora il deputato Nunzio Angiola, eletto poco più di un anno fa nel M5s, sceglie Azione di Carlo Calenda. Alla Camera darà rappresentanza al partitino dell’ex ministro all’interno del Misto, l’enorme raggruppamento “tutti frutti” che a Montecitorio conta la bellezza di 43 componenti e così è il quinto dopo Cinquestelle, Lega, Pd e Forza Italia. Alla Camera il sottogruppo di Azione sarà così composto da due figure provenienti da direzioni opposte: è di ieri la notizia dell’approdo in Azione di Enrico Costa da Forza Italia, ex berlusconiano di prima linea, pretoriano di tutte le battaglie “salva Berlusconi” (nel senso dei processi) e contro la riforma della prescrizione. Quando Berlusconi decadde da senatore, però, non ebbe dubbi nel passare nell’Ncd e poi in Ap con Angelino Alfano fino a diventare anche ministro del governo Renzi. Al Senato, invece, Azione è rappresentato da Matteo Richetti, coordinatore nazionale e come noto ex deputato del Pd.

Diversa la storia dell’onorevole Nunzio Angiola: tarantino, 51 anni, docente universitario di Economia aziendale a Foggia, è stato eletto nel collegio della Murgia. Aveva abbandonato il gruppo 5 Stelle a gennaio e all’epoca dal gruppo grillino avevano fatto notare, un po’ sospettosi, che il prof era in ritardo di 3 mesi con le restituzioni, uno degli ultimi totem che hanno resistito agli ultimi anni di metamorfosi del Movimento. Angiola, eletto non proprio a fatica in un collegio elettorale in cui da parecchio tempo il M5s veleggiava intorno al 50 per cento, una volta seduto sul seggio della Camera ha scoperto mese dopo mese la vera natura del Movimento per il quale, da indipendente, aveva deciso di correre alle Politiche. Così a un certo punto, in autunno, era tra coloro che dentro al M5s sostenevano che lo scudo penale all’Ilva andava concesso. E scoprì anche che all’interno del gruppo parlamentare i singoli parlamentari non venivano molto ascoltati.

Per questo lasciò il gruppo M5s, approfittando della breccia aperta dal ministro dell’Istruzione dimissionario Lorenzo Fioramonti. Ma ora, dopo 6 mesi nel Misto, non ce l’ha fatta più: “La mia permanenza nel Gruppo Misto non poteva protrarsi più a lungo” scrive in una nota. E così dal M5s passa ad Azione, si potrebbe dire l’esatto opposto. Eppure per lui è il “partito che rispecchia del tutto i valori in cui ho sempre creduto in particolare quelli della legalità, dell’onestà, della serietà, della coerenza, della partecipazione, della trasparenza e della valorizzazione del merito”. Davanti al bivio “tra la scelta di una coalizione a guida populista, ossia la coalizione che è attualmente al governo guidata dal presidente Conte, e una coalizione sovranista, composta dalla Lega e da Fratelli d’Italia“, lui la scelta l’ha fatta perché “lo scontro tra queste due coalizioni porterà l’Italia nel baratro, innanzitutto perché tutte le discussioni si riducono ad uno scontro ideologico tra ‘destri’ e ‘sinistri’, tra comunisti e fascisti“.

L’onorevole Angiola si è convinto mese dopo mese che la sua strada era quella dell’opposizione, specialmente in una Camera, quella di Montecitorio, dove il voto contrario non consente di far cadere il governo e dio non voglia sciogliere il Parlamento. Di sicuro la convinzione è maturata comunque dopo il giuramento del Conte 2 perché meno di un anno fa, in piena crisi di governo iniziata al Papeete, su facebook Angiola – in mezzo a un paio di dozzine di emoji – descriveva Conte, quello che ora indica leader dei populisti, come chi “ha già dimostrato di saper governare il Paese. Un professore universitario, un grande presidente, una grande persona… Un uomo del Sud! E’ riuscito a costruirsi, passo dopo passo, una grande credibilità e una grande autorevolezza, che gli vengono riconosciute in Italia e nel mondo. È ciò di cui l’Italia ha bisogno e di cui ha sempre avuto bisogno. Ho sempre sostenuto il professor Conte e continuerò a farlo perché sono convinto che saprà costruire un governo di peso e di lungo termine. Mi congratulo con lui per l’incarico ricevuto dal Presidente della Repubblica, incarico che comunque Conte ha accettato con riserva”. Anche sul M5s aveva un’idea diversa: “Come M5s abbiamo degli obiettivi da realizzare e il nostro programma è sempre lo stesso, quello che hanno votato 11 milioni di italiani. Abbiamo iniziato un lavoro il 4 marzo del 2018 e vogliamo portarlo a termine. Non scapperemo, noi, dalle promesse fatte agli italiani”. Dopo 4 mesi è passato al Misto.

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