“No more Troika, questo sarebbe il titolo. La Grecia ha vissuto col Mes per dieci anni…abbiamo la conoscenza che significa un memorandum, tanta pressione”. Così il viceministro degli esteri greco Miltiadis Varvitsiotis, che ha la delega alle politiche Ue, in un’intervista al Tg2 ha motivato la decisione del suo Paese di non chiedere un nuovo prestito al Meccanismo europeo di stabilità. Nonostante la nuova linea di credito pandemica messa a punto nei mesi scorsi non preveda condizionalità se non l’utilizzo dei soldi per coprire le spese sanitarie legate al Covid e sia conveniente rispetto all’emissione di titoli di Stato: i decennali greci pagano oggi un interesse di circa l’1% mentre i prestiti del Mes costerebbero poco più dello 0,1% annuo.

Come è noto la Grecia, durante la crisi del debito, ha ottenuto anche un prestito dal Mes – nel 2015, dopo la scadenza del programma del suo predecessore Fondo europeo di stabilità finanziaria – accompagnato in quel caso da un memorandum che prevedeva riforme strutturali pesanti per garantire la sostenibilità dell’indebitamento.

Il primo ministro di centrodestra Kyriakos Mitsotakis ha detto nelle scorse settimane che il Paese “ha già fatto tanti sacrifici in cambio dei prestiti europei non vuole più saperne di una supervisione rigorosa e impopolare sui suoi conti”.

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