A cinque mesi dalla richiesta presentata alla Camera dai magistrati di Genova che indagano sui 49 milioni spariti della Lega, la società Boniardi Grafiche srl di cui è titolare il parlamentare del Carroccio Fabio Massimo Boniardi potrà essere perquisita. Lo hanno deciso i deputati con voto segreto, approvando la proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere che già si era espressa in questa direzione. Cade quindi il muro dell’immunità parlamentare che Boniardi aveva eretto il 10 dicembre dello scorso anno, quando i finanzieri hanno bussato alla porta della sua azienda e lui li ha mandati via sostenendo di avere eletto lì il suo domicilio e di utilizzare l’ufficio per svolgere “attività politica”. I magistrati si sono quindi rivolti al Parlamento per ottenere il via libera. È un ulteriore tassello nell’inchiesta sui fondi del Carroccio aperta ormai due anni e mezzo fa con l’ipotesi che i 49 milioni di rimborsi elettorali ottenuti dal partito tra il 2008 e il 2010, falsificando rendiconti e bilanci (come confermato dalla Cassazione, che però ha dichiarato prescritti i reati per Umberto Bossi e per il tesoriere Belsito), in realtà siano stati occultati per evitarne la confisca.

In tutto questo il ruolo di Boniardi è ancora da chiarire. Attualmente l’unico iscritto nel registro degli indagati è l‘assessore lombardo Stefano Bruno Galli, accusato di riciclaggio. I pm sospettano che, in qualità di numero uno dell’Associazione Maroni presidente, abbia “compiuto operazioni su una parte delle somme di denaro provento dei reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, commessi da Umberto Bossi e Francesco Belsito”. La pista che ha portato a lui è proprio quella dei soldi. Circa 450mila euro sarebbero stati erogati dalla Lega Nord all’Associazione Maroni Presidente come contributo per l’acquisto di materiale a sostegno delle campagne del partito. Nelle carte si parla di manifesti elettorali e volantini commissionati a due aziende: la Nembo srl e la Boniardi Grafiche, di cui è titolare proprio l’omonimo deputato. I magistrati, però, ipotizzano che tutte o parte delle prestazioni fatturate nei confronti dell’Associazione non siano davvero avvenute. E che invece Galli, in qualità di presidente, abbia fatto rientrare i soldi in altri conti correnti riconducibili al Carroccio sotto forma di erogazione liberale.

Il parlamentare finora ha sempre negato ogni ricostruzione. Anzi, di fronte alla Giunta di Montecitorio chiamata a valutare il caso prima di passare la palla all’aula per il via libera finale, Boniardi ha accusato gli stessi magistrati di aver violato le sue prerogative. A suo dire, come riportato dal Fatto Quotidiano, la perquisizione in realtà ci sarebbe già stata (ma non quella dei dispositivi informatici) e ha ipotizzato che la Procura abbia agito con obiettivi che esulano dall’inchiesta. Ad esempio per mettere la mani sulle sue carte istituzionali alla ricerca di altri documenti per mettere in difficoltà il suo partito.

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