Gli sbarchi di migranti continuano a pieno ritmo. E a Lampedusa fra stanotte e l’alba si sono registrati sette arrivi autonomi direttamente sulla terraferma e il soccorso di un barchino nelle acque antistanti all’isola. Con gli otto sbarchi, l’ultimo con 52 migranti è in corso, sono giunte 250 persone circa. Nell’hotspot di contrada Imbriacola ci sono ora circa 1000 persone. “È stracolmo e ora è chiuso. I migranti che arriveranno – dice il sindaco dell’isola Totò Martello – dovranno stare sul molo Favaloro. Va organizzato l’immediato trasferimento dei migranti”. Ma da Pozzallo (Ragusa) arriva l’alt. Dalla nave Peluso della Guardia Costiera sono approdati ieri 146 migranti provenienti da Lampedusa; una volta sbarcati i medici dell’Asp di Ragusa hanno effettuato subito i tamponi. Le persone sono rimaste in banchina per molte ore; proprio questa scelta del Governo di svuotare Lampedusa verso Pozzallo non convince il sindaco della città Roberto Ammatuna. “Siamo in presenza di una grossa anomalia – dice – ovvero che i tamponi ai migranti vengono effettuati solo quando sbarcano a Pozzallo e non in altri posti. E continuo a dire no al loro trasferimento nell’hotspot perché è pieno e vi sono in isolamento i 17 migranti positivi sbarcati il 25 luglio dalla nave mercantile Cosmo”.

La Prefettura di Agrigento è al lavoro per pianificare nuovi trasferimenti dall’hotspot di Lampedusa. Oggi non c’è il traghetto della mattina: per il Sansovino è il giorno di riposo. Da Porto Empedocle è partita, alla volta delle Pelagie, la Cossydra, che tornerà indietro soltanto in serata ed è scontato che un gruppo di migranti venga imbarcato sul traghetto di linea della sera. Si stanno cercando però posti disponibili, dove i migranti potranno effettuare la sorveglianza sanitaria, nelle varie strutture d’accoglienza della penisola. Al momento, non sono previsti trasferimenti con pattugliatori o motovedette. I trasferimenti dovrebbero cominciare stasera e proseguire domani, per arrivare a svuotare il centro per lunedì. Nel primo trasferimento di stasera probabilmente verranno portate via circa 200 persone, “io ho chiesto che possano essere 400”, spiega Martello a Lapresse.

Intanto i 45 migranti approdati con un barcone sulla spiaggia di Caucana sono stati tutti trasferiti a Giarre e sono risultati negativi mentre i 118 migranti arrivati con la nave ‘Denaro’ della Guardia di finanza sono stati trasferiti nell’ex azienda agricola ‘Don Pietro’ di contrada Cifali tra Ragusa e Comiso, di questi 5 sono risultati positivi. “Se non si vuole che la migrazione sia vincolata a interessi economici o politici, se non si vuole che a prevalere siano alla fine i trafficanti di uomini, uno Stato di diritto deve avere la capacità di far rispettare le sue leggi. È evidente che mercoledì – dice il sindaco di Ragusa Giuseppe Cassì -con lo sbarco di più di 45 migranti nella spiaggia di Caucana questo non è accaduto. Ciò che è accaduto mercoledì è indice di un’evidente superficialità nella gestione del fenomeno, che finisce inevitabilmente per ricadere sulle spalle delle amministrazioni e dei presidi locali”. Nel mese di luglio sono arrivati 6.760 migranti, sei volte quanti ne sbarcarono lo scorso anno, ma la ripresa incessante abbinata all’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus, preoccupa non solo i sindaci.

“Il famoso memorandum con la Libia va riscritto e il Partito democratico ha anche chiesto che questo venga fatto in breve tempo. Ma io credo una cosa: quando in Paese c’è un tema di diritti umani, andarsene via facendo finta che così si risolve il problema è sempre sbagliato – dice il segretario Pd Nicola Zingaretti a Fanpage.it – L’atteggiamento che bisogna casomai avere è spingere la comunità internazionale, l’Europa, a essere ancora più protagonisti per condizionare quello che sta accadendo in quel Paese. La nostra filosofia è questa: nessuna arrendevolezza o occhi chiusi. Anzi, spingere l’Europa a promuovere corridoi umanitari, quote di accoglienza, chiamare l’Onu. Anche rispetto a quanto accaduto nei giorni scorsi, quando si è sparato a dei migranti serve una commissione d’inchiesta indipendente. Ma tutto questo richiede protagonismo”.

Intanto la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese parla in un’intervista con il Corriere della Sera dei “passi obbligati” per gestire l’impatto, anche rispetto al rischio contagi, di un flusso straordinario di sbarchi autonomi di migranti economici. “Garantiremo la tutela della salute pubblica delle nostre comunità locali, ma i migranti economici sappiano che non c’è alcuna possibilità di regolarizzazione per chi è giunto in Italia dopo l’8 marzo 2020″ spiega. Il governo “non può permettersi di abbassare la guardia perché i dati epidemiologici, non solo quelli relativi agli stranieri, ci dicono che dovremo usare molta cautela nei prossimi mesi”. Tutti i migranti che sbarcano sulle nostre coste “sono sottoposti al test sierologico e poi al tampone. La quarantena è obbligatoria per tutti, ma prima di trovare posti dedicati il Viminale deve affrontare mille no che arrivano da comuni e Regioni”. Per la nave da mille posti destinata all’isolamento “la procedura di noleggio si è finalmente conclusa e dovrebbe essere operativa già domenica notte”. Ora, con una nuova gara, “stiamo lavorando per una seconda nave da posizionare davanti alle coste calabresi“. I 400 militari destinati in Sicilia e quelli dislocati in Friuli Venezia Giulia “svolgeranno un servizio molto importante per rafforzare i controlli già assicurati dalle forze di polizia”. Inoltre da molti mesi “insisto in sede europea sulla necessità di attivare operazioni di evacuazione dei migranti presenti nei centri gestiti dal governo libico attraverso corridoi umanitari organizzati dalla Ue e gestiti dalle agenzie dell’Onu”. Con Tunisi “abbiamo concordato per agosto un incremento di rimpatri sui voli bisettimanali già riattivati lo scorso 16 luglio dopo lo stop imposto dal lockdown”. Sui decreti sicurezza, “l’intesa è stata raggiunta. Ora inizia la fase del confronto con gli enti territoriali per valutare insieme i profili del nuovo sistema di accoglienza”.

Un’altra questione è quella delle Ong nel Mediterraneo. Svolgono “in modo sistemico attività di ricerca e soccorso” (Sar) che “non si configura come un improvviso e diverso impiego” delle unità stesse, come avviene ad esempio nel caso delle navi commerciali dirottate dalle autorità marittime: dunque, dovrebbero ottemperare a tutti i requisiti previsti per il servizio realmente svolto dice in una intervista all’Ansa il capo del Reparto sicurezza della navigazione e marittima della Guardia Costiera, l’ammiraglio Luigi Giardino. Che spiega le motivazioni che hanno portato al fermo amministrativo delle navi delle Organizzazioni umanitarie in questi mesi, dalla Aita Mari alla Alan Kurdi, dalla Sea Watch3 alla Ocean Viking. Una sistematicità nel servizio svolto dalle ong che è nei numeri dei soccorsi effettuati: negli ultimi 12 mesi, compreso il periodo di lockdown – dice ancora Giardino – le 4 navi sono intervenute in 52 eventi, 30 dei quali hanno riguardato la Ocean Viking. Non solo: nel corso delle ispezioni alle quali sono state sottoposte le imbarcazioni sono state rilevate “dalle 18 alle 31 carenze per unità“, alcune delle quali ritenute “particolarmente gravi” e che hanno determinato il fermo amministrativo.

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