“Benvenuto Victor”. Con un semplice e breve tweet il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis ha ufficializzato l’acquisto di Victor Osimhen, nuovo attaccante dei partenopei per la stagione 2020/21. Il nigeriano arriva dopo una lunga trattativa con il Lille chiusa per 50 milioni di parte fissa e circa 7-8 di bonus. In Ligue 1 approdano anche il portiere Karnezis e il centrocampista della Primavera azzurra Manzi. Il neo-attaccante azzurro ha invece firmato un contratto da circa 4,5 milioni a stagione fino al 2025. Un investimento importante, che rende Osimhen l’acquisto più caro della storia del Napoli. L’interesse del club partenopeo era iniziato prima del lockdown, come possibile sostituto di Milik, sempre più vicino all’addio, e Callejon. De Laurentiis è stato capace di regalare a Gattuso uno dei prospetti più interessanti del panorama europeo, conteso da molti club di Premier League, tra cui Chelsea, Liverpool e Tottenham. In attacco può ricoprire tutti i ruoli: punta centrale oppure esterno in un tridente. Dotato di buona tecnica, abbina al fisico possente (alto 186 cm) una grande capacità in progressione.

Nato in uno dei quartieri più poveri di Laos, in Nigeria, il 29 dicembre 1998, Victor Osimhen inizia la sua storia in mezzo al traffico. È lì, tra le auto ferme ai semafori, che il nuovo attaccante del Napoli vende bottiglie d’acqua agli automobilisti dopo la morte della madre e la perdita del lavoro nelle Forze dell’ordine del padre. Ha appena sei anni. Oltre a contribuire all’economica familiare Osimhen gioca a calcio. Lo fa in campetti di fortuna, insieme al fratello Andrew. Fin da subito Osimhen mette in mostra una certa predisposizione per quel gioco che gli riesce naturale. Una collaboratrice del suo ex agente Jean Gerard Benoit Czajka lo nota e lo introduce nell’Ultimate Strikers Academy di Lagos. Il calcio, come spesso accade, diventa per lui l’occasione per evadere da quella condizione di povertà. Nell’arco di pochi anni scala il giro di tutte le nazionali giovanili nigeriane.

Nel gennaio 2017 arriva la chiamata dall’Europa. Dopo il trionfo ai Mondiali U.17, dove vince il titolo di capocannoniere con dieci reti, viene acquistato dal Wolfsburg. In Germania però ha poche occasioni di mettersi in mostra. In due stagioni di Bundesliga non segna mai e si procura un infortunio alla spalla. Come se non bastasse contrae la malaria al rientro da un viaggio dalla Nigeria. I Lupi non credono più in lui e lo cedono in Belgio, allo Charleroi. È l’estate del 2018 e Osimhen sta per cominciare il campionato della svolta. Segna 20 reti in 36 presenze. Il Lille, alla ricerca del sostituto di Pépé, investe su di lui 12 milioni di euro. Alla sua prima stagione con i francesi mette a referto 18 reti e 6 assist. Numeri che gli consentono di portarsi a casa la palma del Marc-Vivien Foé, il premio come miglior calciatore africano della Ligue 1. Ora la sfida di Napoli, dove un’intera città spera che il significato del suo cognome sia presagio di grandi soddisfazioni. Osimhen nel dialetto di Ishan – gruppo etnico del sud della Nigeria – significa “Dio è buono”.

Twitter: @giacomocorsetti

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