“La questione degli sbarchi, unita al rischio sanitario con la pandemia è un tema di sicurezza nazionale“. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervistato dal Corriere della Sera, parla del consistente flusso di arrivi dalla Tunisia di queste settimane, che unisce la preoccupazione dell’aumento degli sbarchi a quella dell’emergenza sanitaria. Per il ministro “bisogna lavorare subito ad un accordo con le autorità tunisine affinché sequestrino in loco e mettano fuori uso barchini e gommoni utilizzati per le traversate”. Inoltre, facendo riferimento ai migranti scappati nei centri italiani, ha aggiunto: “Abbiamo avuto più di 35 mila morti per il coronavirus e come ho già detto se qualcuno è sottoposto a quarantena non può pensare di violare le regole italiane e andarsene in giro liberamente. Vale per chi ha diritto alla protezione internazionale così come per chiunque altro”. E “quanto accaduto a Caltanissetta e a Porto Empedocle deve far pensare, i cittadini chiedono giustamente delle risposte e il dovere di uno Stato è darle quelle risposte, lavorando per risolvere il problema alla radice“.

Per il ministro, l’attuale ‘falla’ nel contenimento degli arrivi dipende dal periodo di instabilità politica che sta vivendo la Tunisia . Il paese nordafricano, dove è andata in visita nei giorni scorsi anche la ministra Lamorgese, “sta alimentando gli arrivi verso l’Italia”, spiega, giustificando le attuali scelte del governo sulla base del fatto che “noi non dobbiamo pensare a come fermare gli sbarchi, ma a come bloccare le partenze“. Per farlo, però, è necessario avere un Paese in cui rinviare i migranti che sia sicuro e la Tunisia lo è. Per questo “non sarà regolarizzato nessuno”, assicura il ministro. “Proprio oggi tra l’altro abbiamo convocato l’ambasciatore tunisino chiedendogli di accelerare i rimpatri e ci ha assicurato che dai primi di agosto ripartiranno (80 a volo). Inoltre abbiamo chiesto maggiore vigilanza a Sfax e sono stati trasferiti due pattugliatori dal governo di Tunisi”, spiega il titolare della Farnesina.

Il piano di interventi previsto dal governo “è articolato” ma sarebbe già pronto, assicura Di Maio, che mostra il progetto per il futuro: “Bisogna lavorare subito ad un accordo con le autorità tunisine affinché sequestrino in loco e mettano fuori uso barchini e gommoni utilizzati per le traversate, perché le imbarcazioni che stanno arrivando sono di questo tipo qui, cosiddette fantasma, spesso fuggono ai radar”. Dopotutto, ricorda Di Maio, “lo scenario ricorda quello albanese degli inizi del 2000 e allora con il governo di Tirana si cooperò in questo senso, il che contribuì a fermare i flussi”. La soluzione, quindi, andrebbe trovata su più fronti, partendo da una “cooperazione bilaterale, valorizzando gli stanziamenti della cooperazione allo sviluppo” così da rafforzare le istituzioni locali al fine di “offrire possibilità di crescita e sviluppo a chi è in difficoltà e a dargli una prospettiva futura nel suo Paese di origine”. Un rimedio che, per il titolare della Farnesina, dovrebbe essere coadiuvato anche una facilitazione degli investimenti delle imprese italiane nella regione mediterranea. “Ma prima di parlare di questo – conclude – ci aspettiamo piena collaborazioni sul rafforzamento della cooperazione in ambito migratorio”.

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