L’università italiana non è cosa per donne. O meglio, lo è solo fino al conseguimento della laurea. Dopo di che si alzano barriere culturali e di altro genere che impediscono alle donne di intraprendere una carriera universitaria alle stesse condizioni dei loro colleghi maschi. Il risultato finale è che le professoresse sono un quarto dei dei professori. I numeri che fotografano il fenomeno sono contenuti in uno studio del ministero dell’Istruzione Università e Ricerca ripreso dall’Osservatorio delle mamme che lavorano.

Oltre la metà (55%) degli iscritti a corsi di laurea sono donne, un po’ più brave dei maschi visto che tra chi poi consegue il titolo accademico la percentuale femminile sale al 57%. Sostanziale parità per quanto riguarda le successive iscrizioni ai corsi di dottorato, prima tappa del percorso professionale all’interno dell’università. Poi la forbice tra uomini e donne inizia via via ad allargarsi. Così si arriva alla situazione attuale in cui appena il 23,7% dei docenti ordinari è donna. Un poco meglio tra i professori associati dove la percentuale rosa sale al 38%.

Il documento sottolinea anche come la percentuale delle studentesse italiane iscritte a facoltà come ingegneria, matematica o tecnologia si fermi al 27% (sale al 30% tra i laureati in queste discipline) ma sia comunque superiore alla media europea. Le più gettonate rimangono le facoltà umanistiche (77% degli iscritti è donna), seguite da medicina (66%), scienze naturali (57%) e scienze sociali (54%).

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