“Mario, oh guardami Mario, Mario guardami…Mario ti prego!”. La richiesta d’aiuto del carabiniere Andrea Varriale ai soccorsi nella notte tra il 25 e il 26 lugliuo del 2019, riecheggiano per la prima volta nell’aula della Corte d’Assise di Roma, durante l’udienza dell’omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega. Imputato per omicidio volontario, in concorso con il connazionale Natale Gabriel Hjorth, c’è l’americano Finnegan Lee Elder. Fino a oggi, la telefonata che Varriale aveva fatto alla centrale operativa del 118 per chiedere l’intervento dei soccorsi, non era mai stata diffusa. La procuratrice aggiunta di Roma Nunzia D’Elia e la sostituta Maria Sabina Calabretta avevano preferito non divulgarla, permettendo soltanto la pubblicazione delle trascrizioni.

In quella notte, i carabinieri Cerciello e Varriale, in borghese, intervengono per un possibile “cavallo di ritorno“, per recuperare lo zaino sottratto dagli americani a Sergio Brugiatelli, presunto mediatore di alcuni pusher di Trastevere. Era stato proprio Brugiatelli, qualche ora prima, ad accompagnare Elder e Natale in piazza Trilussa per comprare 80 euro di droga. Ma l’acquisto non si era concretizzato, visto l’intervento di alcuni carabinieri che avevano interrotto la compravendita di stupefacenti. Per ripicca i due giovani, avendo perso i soldi, avevano rubato lo zainetto ed erano scappati.

In seguito, Brugiatelli, accompagnato da Cerciello e Varriale, ricontatta i due americani per fissare un incontro e riavere lo zaino. L’appuntamento è in via Cesi, vicino all’Unicredit. Ma Elder si presenta con un coltello da 18 centimetri nascosto sotto la felpa, con cui colpirà mortalmente Cerciello. Sono attimi concitati quando alle 3:16, Varriale chiama i soccorsi: “Centrale, centrale, allora, piazza Farnese…”. “Guarda ti sento a tratti, se metti il cellulare vicino alla bocca cortesemente”, risponde l’operatore. Varriale è con il collega, che perde molto sangue per le ferite. La sua voce appare disperata: “Mario, Mario! Via Pietro Cossa, via Pietro Cossa. Subito un’ambulanza, collega accoltellato, subito. Perde tanto sangue sto tamponando… Mario, oh guardami Mario, Mario guardami… Mario ti prego!”.

Un audio che ha commosso i familiari di Cerciello presenti in aula, tra cui la vedova Maria Rosaria Esilio, e che ha provocato un malore al suocero del vice brigadiere. L’udienza è stata quindi sospesa e rimandata a giovedì 16 luglio, per permettere l’intervento del 118, che ha trasportato in ospedale l’uomo. Infine, è stata depositata la perizia psichiatrica firmata dai professori Stefano Ferracuti e Vittorio Fineschi, e disposta dal tribunale di Roma nei confronti di Elder. “Si ritiene che Finnegan Lee Elder fosse capace di intendere o di volere al momento del fatto” e per tale motivo sia “imputabile”. Secondo i periti, Elder è “persona che presenta un disturbo di personalità borderline-antisociale di gravità medio elevata, una storia di abuso di sostanze (in particolare Thc) e un possibile disturbo post-traumatico da stress”. “Tuttavia non è possibile dimostrare che la condizione mentale accertata nell’Elder abbia compromesso la libera capacità decisionale del soggetto al momento del compimento dell’azione delittuosa: riteniamo perciò che il signore sia da valutarsi come imputabile all’epoca dei fatti”

di Saul Caia
elaborazione grafica di Gisella Ruccia

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