Una legge composta da due soli articoli, ma dall’effetto dirompente: la defenestrazione del ministero per i Beni e le Attività culturali dal processo di copianificazione urbanistica della Sardegna, così come previsto dal Piano paesaggistico regionale. Questo prevede la legge 21 del 13 luglio 2020, approvata in consiglio regionale dalla maggioranza di centrodestra a trazione sardo-leghista. All’articolo 1, l’interpretazione autentica del Ppr che di fatto sottrae ogni ruolo al ministero e lascia mano libera alla politica. Ciò significa che i vincoli sulle coste – in particolare oltre i 300 metri dalla battigia – sui beni identitari e sulle campagne saranno decisi dalla sola Regione, esautorando di fatto le Soprintendenze. Per la minoranza di centrosinistra è “un assalto indiscriminato alle coste e alle campagne dell’isola, scardinando il Ppr”, mentre per la maggioranza si tratta di “una nuova pagina nella storia dell’autonomia della Sardegna, che porterà lavoro e sviluppo”. Nel frattempo, gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico hanno inviato al governo Conte una “documentata segnalazione affinché presenti ricorso alla Corte costituzionale”, contro un provvedimento “palesemente illegittimo”.

La giunta guidata da Christian Solinas ha sempre difeso la legge, “pensata per salvare la strada a quattro corsie tra Sassari e Alghero”, sulla quale pesa il parere negativo della Soprintendenza. Parere che, nei progetti della maggioranza, verrebbe cancellato dall’interpretazione autentica appena approvata. “Ma la Sassari-Alghero è solo un bluff e sono stati smascherati – attacca la consigliera regionale dei Progressisti Maria Laura Orrù – perché la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli aveva annunciato l’approvazione del progetto in Consiglio dei ministri. Nonostante ciò, sono andati avanti approvando una norma che sana gli abusi e consente di ottenere nuove autorizzazioni edilizie, in barba a ogni norma vigente”.

Dal centrodestra arrivano repliche piccate. Il capogruppo del Partito sardo d’azione Franco Mula, primo firmatario della legge, assicura: “Nelle eventuali modifiche del Ppr coinvolgeremo la minoranza. Diciamo no alla cultura del sospetto e respingiamo una narrazione catastrofista che ipotizza addirittura la sanatoria di abusi o il ripristino di vecchie lottizzazioni, cose del tutto inesistenti”. Per il collega di partito Giovanni Satta, “nessuno sta cambiando il Ppr, facciamo riferimento alle leggi nazionali vigenti e la nostra è solo un’opera di semplificazione. D’altronde anche Gianvalerio Sanna, padre del Ppr, ha dichiarato che va modificato”.

Il riferimento è all’allora assessore regionale dell’Urbanistica della giunta Soru, che nel 2008 tenne a battesimo il Piano paesaggistico. Interpellato in merito all’interpretazione autentica della sua norma, Sanna in verità non grida allo scandalo e nemmeno si scompone. Perché “la leggina del centrodestra è un atto dimostrativo, pura propaganda, che rimarrà lettera morta. Intanto alla base c’è un falso ideologico, perché l’interpretazione la dà chi ha approvato il Ppr, vale a dire la giunta regionale, e non il Consiglio. Poi il Piano paesaggistico è norma di rango costituzionale e può essere modificato solo attraverso un tavolo congiunto Regione-ministero. Come finirà? Semplice – conclude Gianvalerio Sanna – la leggina sarà impugnata dal Governo e dichiarata ovviamente incostituzionale”.

Anche per Stefano Deliperi, del Gruppo di intervento giuridico, la legge votata dal centrodestra sardo-leghista si scontra con le norme vigenti e avrà dunque vita brevissima. “Secondo la maggioranza, il provvedimento appena approvato consentirebbe loro di riscrivere in solitaria il Piano paesaggistico regionale. Peccato che se si fossero presi la briga di rileggere per bene la norma che hanno appena approvato, si sarebbero resi conto conto che non potranno fare proprio un bel nulla: pur con l’intenzione di cancellare il Piano paesaggistico regionale, per fortuna il territorio è tutelato da vincoli nazionali specifici, per modificare i quali si deve per forza di cose avviare la copianificazione con il ministero. In ogni caso il testo è denso di illegittimità e abbiamo segnalato tutto al governo. Ci confortano, intanto, le 32mila adesioni alla petizione per la salvaguardia delle coste sarde, in primis con il mantenimento dei vincoli di inedificabilità”.

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