I vertici di Invitalia hanno ricevuto uno stipendio più alto del dovuto. È quanto sostiene l’inchiesta della Corte dei Conti, condotta dal pm Massimo Lasalvia, sulle retribuzioni di amministratori e manager della società controllata dal ministero dell’Economia. La Repubblica e Il Tempo danno notizia dell’atto di costituzione in mora notificato dai finanzieri giovedì mattina a 15 tra membri del consiglio di amministrazione e manager: devono restituire 1,9 milioni di euro entro i prossimi 10 giorni. A tanto infatti ammonta il danno in totale secondo i magistrati contabili. Tra questi c’è anche il commissario straordinario all’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, che è appunto amministratore delegato di Invitalia. “Ho già dato istruzioni di offrire la massima collaborazione alla Corte dei Conti in modo da chiarire l’assenza di qualunque errore da parte mia o di Invitalia”, risponde Arcuri. “Come avrò modo di spiegare – aggiunge – la disciplina relativa ai tetti di trattamento economico non trova applicazione per contratti che, come il mio, risalgono ad una data antecedente al 2007. Inoltre è opportuno sottolineare che l’importo di 1,9 milioni di euro deriva dalla somma di più annualità (6 anni) e dai compensi di più persone. Confido quindi che già da domani si possa dimostrare che non vi è stata alcuna violazione o irregolarità”.

L’atto di costituzione in mora serve a interrompere il termine della prescrizione (5 anni nella giustizia contabile) dopo che l’indagine era partita nel dicembre 2016 con l’invio alla procura regionale del Lazio delle risultanze del controllo eseguito dalla Corte dei Conti sul bilancio di Invitalia nel 2015. “Ad oggi non vi è alcuna indagine, ma solo l’invio di un avviso volto ad interrompere eventuali termini prescrizionali”, precisa infatti Arcuri. “I fatti – sottolinea – riguardano il controllo della Corte dei Conti relativo al 2015 e agli anni precedenti ma che è stato trasmesso ora”. Proprio 5 anni fa infatti l’Agenzia per gli investimenti e lo sviluppo avrebbe dovuto adeguare gli stipendi dell’amministratore delegato e degli altri manager alla nuova normativa: Arcuri, spiega Il Tempo, non avrebbe potuto percepire più di 192mila euro all’anno, il presidente del cda non poteva avere una busta paga maggiore di 57.600 euro annui.

L’indagine della Corte dei Conti invece racconta cifre diverse: l’attuale commissario all’emergenza Arcuri, secondo i magistrati contabili, ha incassato nel 2014 617mila euro all’anno. In carica dal 2007 ad oggi, anche negli anni successivi al cambio di normativa avrebbe continuato a prendere più dei 192mila euro previsti come soglia. Arcuri ribatte però che “la disciplina relativa ai tetti di trattamento economico” non riguarda i contratti che come il suo “risalgono a una data antecedente al 2007”. La Repubblica e Il Tempo scrivono che la cifra totale contestata allo stipendio di Arcuri arriva a circa 1,4 milioni di euro. A cui si aggiungono altri 323mila euro di soldi extra per l’ex presidente del cda Giancarlo Innocenzi Botti e i 120mila di Claudio Tesauro, successore al vertice del cda da agosto 2016.

Così si arriva ai quasi 2 milioni di euro contestati dai pm anche ai membri del collegio sindacale di Invitalia chiamati a dare il loro parere sugli stipendi e al responsabile della direzione VII del Dipartimento del Tesoro, Francesco Parlato, che avrebbe omesso i dovuti controlli. Due dei sindaci (revisori) chiamati a rispondere del danno ricoprono lo stesso incarico in Mediocredito Centrale, acquisita da Invitalia nel 2017. Un mese dopo è stato nominato amministratore delegato Bernardo Mattarella, nipote del presidente della Repubblica.

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