Il Governo stanzia 165 milioni di euro che serviranno per avviare l’equiparazione degli stipendi dei Vigili del Fuoco a quelli delle Forze dell’ordine. Uscita dal Dl Rilancio, la misura ha infatti trovato posto nel Dl Semplificazioni approvato questa notte da palazzo Chigi. Il lieto fine non era del tutto scontato dopo gli scontri che erano andati in scena negli ultimi giorni in Commissione Bilancio della Camera dove la Lega aveva respinto un emendamento del M5S finalizzato ad inserire il provvedimento nel dl Rilancio. “Abbiamo inserito la norma che prevede l’aumento degli stipendi dei Vigili del Fuoco. La Lega, per fare ostruzionismo al governo e alla maggioranza, aveva bloccato questo emendamento. Come promesso le risorse ci saranno”, scrive il ministro degli Esteri Luigi Di Maio su Facebook. “È incredibile! ministri che incolpano la Lega di non risolvere i problemi dei Vigili del Fuoco. A Di Maio, che parla a vanvera, consigliamo di concentrarsi almeno su una delle partite che gli competono tra Cina, Egitto, Libia, Venezuela” replica Massimiliano Romeo presidente dei senatori leghisti.

Un botta e risposta che segue la querelle alla Camera degli ultimi giorni. Firmato dai relatori di maggioranza, non era stato ammesso alla votazione perché, da regolamento della Camera dei deputati, lo sono solo quelli che attengono alla materia di discussione. Uno scoglio che avrebbe potuto essere superato solo se il testo fosse stato firmato da tutti i gruppi, di maggioranza e opposizione. Al momento della votazione la Lega si era però tirata indietro ed era scattato immediatamente lo scambio di accuse tra il Carroccio e il Movimento 5 Stelle. “In questo modo i 165 milioni già in bilancio restano bloccati e non andranno ad incrementare gli stipendi dei vigili del fuoco da luglio” aveva scritto in una nota il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia. “Incredibilmente la Lega si è opposta prima nella persona del presidente della commissione Bilancio Borghi – ha raccontato la deputata Vittoria Baldino – che per due volte ha dichiarato l’emendamento inammissibile, poi del capogruppo Massimo Garavaglia che, quando tutti i capigruppo erano a favore della ammissione, ha ritirato la sua firma”. Opposta la versione della Lega. “Il M5S mistifica la realtà”, aveva dichiarato il senatore Stefano Candiani, ex sottosegretario all’Interno della Lega con il governo gialloverde, secondo cui “se non sono arrivati i 165 milioni è tutta colpa dell’esecutivo giallorosso, che prima dimentica di destinare risorse ai vigili del fuoco nel decreto Rilancio e poi tenta in extremis di metterci una toppa come sempre peggiore del buco”. A creare malumore era stata anche un’aggiunta delle tabelle relative agli stipendi allegate al testo solo all’ultimo minuto. Trentadue pagine in più: nulla di nuovo, però, rispetto al testo dell’emendamento – avevano confermato a ilfattoquotidiano.it voci interne alla Commissione Bilancio – nelle tabelle rese note ai diretti interessati da marzo 2020 e che, però, sarebbero state aggiunte a ridosso della votazione. Candiani aveva anche tirato in ballo i sindacati, “che hanno già espresso il proprio profondo rammarico per non essere stati coinvolti”.

LE CRITICITÀ DELL’EMENDAMENTO – L’emendamento proposto in Commissione bilancio presentava effettivamente delle criticità. Come spiega Boriassi “alla base del testo c’era una proposta redatta dal Dipartimento dei vigili del fuoco con il quale, però, c’è stato solo un incontro in videoconferenza e nessuna possibilità di contraddittorio in diretta”, mentre più volte è stato chiesto un incontro con il ministro Lamorgese, senza che vi sia stata alcuna risposta. Tutto questo, in assenza di un sottosegretario, dato che non sono state ancora attribuite le deleghe in materia. Due, secondo Conapo, i punti irrisolti dell’emendamento: “Uno riguarda il trattamento retributivo fisso per il quale si prevede un importo mensile dell’assegno di specificità inferiore (ma con decorrenza anticipata di tre anni) rispetto all’assegno funzionale delle corrispondenti qualifiche delle forze di polizia”. Questo garantisce un pari importo complessivo per un vigile che inizia ora una carriera di circa 34 anni di servizio, ma penalizza i colleghi con più anzianità, in particolare quelli assunti da oltre 17 anni. Non solo per quasi vent’anni questi lavoratori sono stati pagati meno rispetto alle altre forze dell’ordine (e nulla si può più fare in merito), ma non avranno lo stesso trattamento neppure dal 2022 e fino alla pensione.

“Chiediamo delle risorse aggiuntive per compensare questa differenza” spiega Boriassi. Per il sindacato è necessario modificare il testo per utilizzare in questa direzione risorse destinate ad altri scopi. Esempi sono gli 8 milioni che dovrebbero andare a “impiegati che non soffrono di alcuna sperequazione” o i 12 milioni “sprecati nell’incremento del monte ore straordinario che non c’entrano nulla con l’armonizzazione retributiva”. Il secondo punto critico riguardava il trattamento accessorio e la necessità di adeguare le indennità per il lavoro notturno, festivo e superfestivo alle analoghe indennità delle forze di polizia. Un aspetto che interessa tutto il personale in turnazione di qualsiasi anzianità e che ad oggi rappresenta un gap di 175 euro al mese. “Insomma – spiega Boriassi – il rischio è che quel testo vanificasse tutto l’iter che ci ha condotto alla stanziamento da 165 milioni, prevedendo lo spreco di risorse che, dobbiamo ricordarlo, già non coprono tutte le necessità”. Il fatto che non sia stato approvato “ci lascia la speranza di poterlo modificare e pare che il prossimo obiettivo sia il decreto Semplificazioni, mentre se fosse stato già approvato la discussione si sarebbe chiusa. E ci avrebbe lasciato l’amaro in bocca”.

LA LUNGA BATTAGLIA DEI VIGILI DEL FUOCO – Da vent’anni i Vigili del Fuoco lottano affinché i propri stipendi vengano equiparati a quelli delle Forze dell’ordine. L’obiettivo ha un costo complessivo di 220 milioni l’anno, che ci sono solo in parte. Lo scorso dicembre, con la legge di Bilancio, ne sono stati stanziati appunto 165. Le istanze dei sindacati erano state recepite già nel contratto del governo (Conte 1) con un impegno verso l’adeguamento delle retribuzioni ai livelli previsti per le forze dell’ordine. Matteo Salvini e Stefano Candiani, all’epoca ministro dell’Interno e sottosegretario, hanno fatto quantificare il gap tra gli stipendi dei vigili del fuoco e quelli delle altre forze dell’ordine, quantificando la somma in 220 milioni di euro all’anno. Stessa cifra indicata nel disegno di legge 1477, presentato il 30 agosto 2019 dal gruppo della Lega. “Dopo l’insediamento del secondo governo Conte – spiega Riccardo Boriassi, portavoce nazionale del sindacato Conapo – il premier ha convocato un incontro con il ministro Lamorgese. Ci è stato detto che le risorse non c’erano e che si sarebbe potuti arrivare al massimo a 20 milioni di euro. A novembre abbiamo organizzato una manifestazione storica in Piazza Montecitorio e in quell’occasione il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia ci ha manifestato l’appoggio del Movimento 5 Stelle e l’impegno a stanziare le risorse necessarie nella legge finanziaria”. Il resto è storia: 165 milioni, finalizzati solo alla misure di armonizzazione retributiva escludendo quelle previdenziali. “Mancano 55 milioni strutturali, ma queste risorse rappresentano un grosso passo come non c’è mai stato nella storia dei Vigili del Fuoco”, ha spiegato Piergallini nei giorni scorsi, davanti alla commissione Affari Costituzionali del Senato, raccontando quello che stava accadendo.

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