Sì ai trattamenti sanitari obbligatori “in casi estremi e ben definiti, per tenere sotto controllo l’epidemia isolando i possibili diffusori del Covid 19 che violino le norme di quarantena”. A dirlo, in un’intervista a La Nazione è il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro. Dopo le parole del ministro della Salute, Roberto Speranza, quindi, che aveva aperto alla possibilità di “valutare il Tso per chi rifiuta la quarantena”, ora arriva l’appoggio anche del presidente della conferenza dei comuni italiani. Proprio i sindaci, infatti, sono i diretti responsabili di eventuali trattamenti sanitari obbligatori.

“Su richiesta dei sanitari – spiega ancora il primo cittadino – si fa un Tso e, trattandosi di una restrizione della libertà personale, questo poi viene giustamente vagliato dal magistrato”. A rafforzare lo strumento in mano ai sindaci anche il Parlamento che, dice ancora Decaro, “in sede di conversione del Cura Italia ha inserito una norma che affida a noi dal 22 maggio il potere di ordinanza in materia di quarantena”. “Quindi per chi viola la misura, il sindaco, su richiesta dell Asl o magari degli organi di polizia che riscontrano la trasgressione, può disporre il Tso”, continua.

Dopo aver “ceduto i poteri” di ordinanza sanitaria locale durante il picco dell’epidemia da Coronavirus, quindi, il “potere” di ordinanza, e quindi quello di arginare eventuali nuovi focolai, torna nelle mani dei sindaci. “Ma è giusto che nella seconda fase, per aiutare a controllare i focolai, ci sia stato dato intanto il potere di disporre velocemente un Tso”, ribadisce Decaro sottolineando che se il positivo “è trattabile a casa sua, va bene, altrimenti deve essere assistito in una struttura sanitaria”. Fondamentale, comunque, “che si curi per mettere sotto controllo i focolai. Sul come, valuti il governo“, conclude il primo cittadino.

A vagliare per primo l’ipotesi del Trattamento sanitario obbligatorio per chi rifiuta le cure è stato, venerdì in conferenza stampa, il presidente del Veneto, Luca Zaia. Proprio nella regione a trazione leghista, infatti, si è sviluppato un nuovo focolaio causato con ogni probabilità da un dirigente di un’azienda rientrato da un viaggio di lavoro in Serbia con la febbre a 38 ma che, dopo essere stato a un funerale e a un compleanno, ha rifiutato il ricovero.

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