L’Europa non ha ancora chiuso con la prima ondata di pandemia e “la scorsa settimana c’è stato un aumento del numero dei casi settimanali” di Covid-19 “per la prima volta da mesi”. Per Hans Kluge, direttore della sezione europea dell’Oms che raggruppa 53 Paesi, inclusi Kyrgyzstan e Kazakistan – l’emergenza è tutt’altro che alle spalle nel continente, che registra ogni giorno circa 20mila nuovi casi e oltre 700 nuovi decessi e “deve prepararsi a una seconda ondata in autunno“. “Per settimane – ha detto – ho parlato di questo rischio e in diversi paesi in Europa, questo rischio è diventato realtà: 30 paesi hanno visto un aumento di nuovi casi cumulativi nelle ultime due settimane”.

Sono stati diversi i focolai individuati in “scuole, miniere di carbone e nei siti di produzione alimentare” per i quali diversi Paesi, tra cui Polonia, Germania e Spagna si sono attivati con misure rapide per contenere il contagio. Ma Kluge ha anche avvertito che in undici Paesi Ue, senza specificare quali, “l’accelerazione della trasmissione ha portato ad un’impennata molto significativa che, se non controllata, spingerà ancora una volta i sistemi sanitari sull’orlo del precipizio in Europa“. I paesi a cui si riferiva l’Oms sono Moldavia, Svezia, Macedonia del Nord, Albania, Bosnia, Ucraina, Kosovo, Armenia, Azerbaijan, Kyrgyzstan e Kazakistan (per l’andamento dei contagi in Europa vedi grafici di Florian Lanthaler e Michael Kohler elaborati sui dati ufficiali dei rispettivi Paesi).

Il direttore della sezione europea dell’Oms guarda anche all’autunno, dove l’Europa dovrà prepararsi alla seconda ondata. “Ancora oggi abbiamo picchi di contagi in molti paesi. Siamo ancora nella prima ondata, ma dobbiamo prepararci per l’autunno, quando Covid-19 incontrerà influenza stagionale e polmoniti. Il virus circola ancora attivamente, e non abbiamo farmaci e vaccini specifici efficaci”. La prevenzione resta quindi lo strumento principale per limitare il contagio: per funzionare, deve puntare sul coinvolgimento della popolazione per capire cosa, eventualmente, può causare “problemi” rispetto “all’aderenza delle misure”. I preparativi per l’autunno, ha proseguito, “sono ora la priorità dell’ufficio regionale dell’Oms per l’Europa: non siamo fuori pericolo”. Chi fa guadagnare tempo sono “l’isolamento e il distanziamento sociale” ma Kluge sottolinea la necessità dove possibile di “rafforzare la nostra preparazione e la prontezza dei nostri servizi di emergenza e del nostro sistema sanitario di base”. “Dobbiamo sperare per il meglio ma prepararci al peggio: un probabile ritorno del Covid-19 nei Paesi, nelle regioni, nelle città e nelle nostre comunità“.

Aggiornato da Redazione Web il 26 giugno alle ore 13.15

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