Ha patteggiato l’ex dirigente della Centrale Unica di Emergenza del Trentino accusata, tra l’altro, di truffa per aver utilizzato i permessi di assistenza a familiari malati per andare in vacanza. Nel 2018 Luisa Zappini era stata arrestata ed era finita ai domiciliari. Adesso, pur continuando a dichiararsi innocente, ha risarcito il danno con 45mila euro e ha ottenuto di patteggiare la pena con un anno e 6 mesi di reclusione, ovviamente con la condizionale. Coinvolti nello stesso processo, ma con altre accuse, sono invece stati condannati a 10 mesi e 20 giorni due ricercatori e due docenti di Eledia, un Centro di ricerca dell’università di Trento.

Luisa Zappini aveva deciso alcuni mesi fa di chiedere il patteggiamento. Il gup Enrico Borrelli ha accolto l’intesa che l’avvocato difensore Nicola Stolfi aveva raggiunto con i sostituti procuratori Marco Gallina e Alessandra Liverani. A favore dell’imputata anche il risarcimento a favore della Provincia Autonoma di Trento e dell’Ordine degli Infermieri (ex Ipasvi). In realtà i due enti avevano manifestato perplessità sulla congruità della cifra, al punto che la Provincia non ha ritirato la costituzione di parte civile e valuterà se avviare anche una causa civile. Si chiude comunque la parte penale a carico della Zappini, imputata di truffa, peculato e abuso d’ufficio. Lei ha sostenuto che le contestazioni riguardavano “errori formali”. La Procura, invece, aveva indicato nei capi d’accusa 28 episodi di supposte truffe ai danni della Provincia: alcuni viaggi (anche ad Honolulu e a Parigi) erano stati coperti dai permessi di cui usufruiva in base alla legge 104. In altri casi, la funzionaria sarebbe risultata al lavoro, pur essendo altrove. Inoltre, c’erano una ventina di contestazioni di peculato relative all’uso dell’auto di servizio per fini personali.

Il patteggiamento ha coperto anche il reato di tentato abuso d’ufficio in un concorso per l’assegnazione di una figura a tempo determinato al Servizio Centrale Unica di Emergenza. In questo filone erano coinvolti anche due ricercatori (Federico Viani e Roberto Robol) e due docenti universitari del Centro di ricerca Diagnostica elettromagnetica Eledia dell’università di Trento (Andrea Massa e Paolo Rocca). Giudicati con rito abbreviato si sono visti infliggere il doppio della pena chiesta dai pm. In base all’accusa, la Zappini avrebbe predisposto la gara per favorire i due ricercatori, che con lei avevano collaborato ad alcune pubblicazioni. L’inchiesta era nata dall’esposto di un concorrente a quel posto che era stato sopravanzato dai due ricercatori. Le indagini sono state effettuate dalla Guardia di Finanza di Trento.

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