Atlantia, la cassaforte a maggioranza Benetton che controlla Autostrade per l’Italia, ritiene “non ragionevolmente probabile” il rischio che venga revocata la concessione autostradale italiana e, quindi, “ragionevolmente possibile” il raggiungimento di un accordo con il ministero dei Trasporti. Lo si legge nella nota del consiglio di amministrazione della società che ha approvato i conti del primo trimestre 2020.

La questione non è secondaria, perché sono questi i presupposti alla base della continuità aziendale di Atlantia che continua a “confidare in una rapida e positiva soluzione della vicenda”. Del tema Autostrade per l’Italia ha scritto al minsitero il 13 maggio scorso per ribadire “l’esigenza di una tempestiva conclusione concordata della procedura di contestazione instaurata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in quanto il persistere dello stato di incertezza, in ordine alla conclusione di detta procedura, non è più sostenibile dalla società ed, al contempo, costituisce un grave impedimento alla regolare prosecuzione ed attuazione del programma di investimenti pianificato”.

Quanto ai conti, la società ha registrato nel trimestre circa 4 milioni di mancati ricavi da pedaggio relativi all’esenzione sull’area genovese. Nel periodo, si legge nell’informativa, sono proseguite “le attività di ricostruzione del viadotto e quelle a sostegno delle persone e aziende direttamente colpite dal crollo”. Al 31 marzo 2020 sono stati pagati in totale 320 milioni di euro per le attività di demolizione e ricostruzione del viadotto su richiesta del Commissario straordinario per Genova, mentre sono stati erogati 54 milioni di euro per risarcimenti agli eredi delle vittime e ai feriti, spese legali nonché contributi ad artigiani e imprenditori.

Ma non c’è solo Genova. La holding, per il tipo di attività controllate, ha particolarmente pagato il lockdown con lo stop di viaggi per terra e per aria. “A partire dalla fine di febbraio del 2020 le restrizioni normative alla mobilità adottate da numerosi governi a seguito dell’espansione a livello globale della pandemia da Covid-19 hanno comportato impatti significativi sui livelli di traffico e di ricavi delle concessionarie del Gruppo Atlantia stimati, nel primo trimestre 2020, pari a 375 milioni di euro”, si legge nella nota.

Ma non basta. Il 4 maggio scorso la controllata Aeroporti di Roma ha ricevuto un atto di citazione da parte di Alitalia SAI in Amministrazione Straordinaria che ha chiesto la
revoca dei pagamenti ricevuti dalla compagnia nei sei mesi prima dell’entrata in amminsitrazione straordinaria che ammontano a circa 34 milioni di euro oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.

Complessivamente così Atlantia, che giovedì ha pagato caro l’andamento negativo del mercato con un rosso superiore al 9 per cento, ha chiuso il trimestre con una perdita di 10 milioni di euro su ricavi in calo del 15% a 2,2 miliardi. E per di più ha dovuto offrire ad Autostrade per l’Italia un finanziamento da 900 milioni di euro “stante l’impossibilità di reperire fonti di finanziamento sul mercato” da parte della società che ancora gestisce la più importante rete viaria del Paese.

Senza contare che la trimestrale include solo un mese di lockdown: i danni veri si conteranno complessivamente solo con la semestrale a giugno. Intanto “la situazione di incertezza continua purtroppo a protrarsi, pur avendo autorevoli esponenti dell’Esecutivo manifestato pubblicamente, fin dallo scorso febbraio, la propria disponibilità a valutare le proposte di Autostrade per l’Italia, e dichiarato inoltre, a fine aprile, l’avvenuta conclusione dell’analisi del dossier”, si legge nel documento diffuso dopo la riunione del consiglio che precisa l’intenzione di avvalersi “di tutti gli strumenti convenzionali a propria tutela nei tempi e con le modalità previste”.

Di qui l’importanza della boccata di ossigeno arrivata con il decreto liquidità che ha consentito ad Autostrade per l’Italia, agli Aeroporti di Roma e ad altre società del gruppo di fare richiesta di un prestito garantito da Sace per 1,7 miliardi. Del resto, come ammette la holding, “l’effetto complessivo sul traffico dipenderà dall’evoluzione del contagio, dalla relativa durata delle restrizioni normative alla mobilità adottate dai diversi governi, nonché dalle conseguenze sull’economia e nello specifico sul potere di acquisto e sulla propensione autostradale e aeroportuale”, si legge nella nota del gruppo gravato da 35 miliardi di debiti. Che intanto si azzarda a fare previsioni: considerati i dati raccolti finora, nel semestre Atlantia si attende una riduzione media del traffico autostradale del gruppo di circa il 30% e si quello aeroportuale del 50% con un potenziale impatto negativo del gruppo dell’ordine di 3 miliardi rispetto allo scorso anno e una potenziale riduzione dei flussi operativi di investimenti pari a 2 miliardi.

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