Fu assassinato il 28 febbraio 1986 mentre tornava a casa da un cinema di Stoccolma con la moglie Lisbet. Un uomo gli sparò alle spalle. Per l’omicidio del primo ministro Olof Palme, che allora aveva 59 anni, e della sua compagna sono state interrogate oltre 10mila persone nel corso degli anni, ma soltanto ora, a 34 anni di distanza, la magistratura svedese ha chiuso l’inchiesta: per il magistrato Krister Petersson, il principale sospetto è Stig Engstrom, un cittadino svedese morto tempo fa, che odiava Palme per le sue politiche di sinistra. “Dal momento che è morto, non posso incriminarlo, ed ho quindi deciso di chiudere l’inchiesta”, ha affermato il conferenza stampa il magistrato, responsabile della colossale indagine dal 2017. I faldoni sull’omicidio Palme occupano 250 metri di scaffali nella procura di Stoccolma.

Il nome di Engstrom – morto nel 2000 – era già circolato molto sulla stampa svedese, che lo aveva soprannominato ‘L’uomo di Skandia’, dal momento che era uscito dagli uffici della compagnia di assicurazioni Skandia per trovarsi poco dopo vicino al luogo dell’assassinio, secondo le prime ricostruzioni. Interrogato come testimone all’inizio dell’inchiesta, era stato poi considerato inaffidabile dopo aver cambiato più volte la sua versione dei fatti. Scrittori svedesi che si erano dedicati alla vicenda, come Lars Larsson e Thomas Pettersson, lo avevano da tempo indicato come il colpevole dell’omicidio.

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