Dallo scorso primo giugno Immuni, l’app di contact-tracing per la prevenzione del contagio da COVID-19, è ufficialmente disponibile al download in Italia, per sistemi Apple e Android e, stando ai dati, sta anche avendo grande successo, facendo registrare già oltre mezzo milione di download. Eppure non tutti riescono a installare o far funzionare l’app. Di seguito cercheremo di fare quindi un po’ di chiarezza sui requisiti minimi dell’app e gli eventuali problemi a cui alcuni utenti possono andare incontro.

Immuni non funziona su molti smartphone Huawei e Honor

Molti possessori di smartphone Huawei e Honor hanno lamentato l’impossibilità di installare l’app. Ciò accade perché, come forse ricordate, il colosso cinese dallo scorso anno è soggetto a un provvedimento del Governo statunitense, che vieta alle proprie aziende di concludere affari con Huawei. Il divieto ovviamente riguarda anche Google.

Gli smartphone Huawei e Honor prodotti successivamente alla data di entrata in vigore del provvedimento, 16 Maggio 2019, possono ancora utilizzare Android come sistema operativo, in quanto il suo codice è open source, ma non possono utilizzare nessun servizio proprietario di Google, dalle app al Google Play Store. Sul sito ufficiale Immuni però si apprende che, per utilizzare correttamente l’app su Android è indispensabile soddisfare tre requisiti: possedere uno smartphone che abbia un chip Bluetooth Low Energy, che abbia una versione di Android pari alla versione 6 (Marshmallow) o superiore e che abbia installata almeno la versione 20.18.13 del Google Play Services. Quest’ultima caratteristica spiega perché Immuni non funzioni sugli smartphone Huawei e Honor.

Recandosi nella sezione Scarica l’app del sito ufficiale dedicato a Immuni, si può vedere però che gli store supportati sono tre: Apple App Store, Google Play Store e AppGallery: quest’ultimo è proprio lo store proprietario lanciato da Huawei per ovviare all’impossibilità di utilizzare quello Google. Al momento non è ancora attivo, ma è evidente che gli sviluppatori di Immuni abbiano intenzione di lavorare a una versione ad hoc della propria app. È solo questione di tempo.

Requisiti minimi per smartphone Android

Come abbiamo visto però i requisiti richiesti affinché Immuni funzioni correttamente su Android sono tre. Non basta dunque avere uno smartphone che non sia Huawei o Honor, è necessario anche avere uno smartphone che abbia un chip Bluetooth Low Energy, Android almeno in versione 6 Marshmallow e Google Play Services installato in versione 20.18.13 o successiva. Quest’ultima condizione è la più facile da soddisfare, perché basterà eventualmente effettuare l’aggiornamento prima di installare l’app. Purtroppo invece, chi non avesse uno smartphone che soddisfa gli altri due requisiti non potrà in alcun modo utilizzare Immuni.

La tecnologia Bluetooth Low Energy, precedentemente commercializzata come Bluetooth Smart, è stata integrata nello standard Bluetooth 4.0 a fine 2010 ed ha cominciato a fare la propria apparizione negli smartphone prodotti tra la fine del 2011 (il primo a integrare un chip di questo tipo è stato l’iPhone 4S) e gli inizi del 2012.

Ciò comunque è del tutto secondario, in quanto la terza caratteristica richiede che il sistema operativo installato sia almeno Android 6 Marshmallow, ufficialmente rilasciato il 5 ottobre 2015. Questo significa sostanzialmente che Immuni funzionerà solo su smartphone Android non prodotti da Huawei o Honor e commercializzati non prima della fine del 2015, in quanto sarebbero gli unici a soddisfare tutti e tre i criteri indicati.

Requisiti minimi per smartphone Apple

Più semplice la situazione di Immuni per gli iPhone. Come indicato dallo sviluppatore infatti il proprio iPhone dev’essere equipaggiato con iOS in versione 13.5 o superiore, indicando anche esplicitamente i modelli che supportano tale versione di sistema operativo:

  • iPhone 6s e 6s Plus
  • iPhone 7 e 7 Plus
  • iPhone 8 e 8 Plus
  • iPhone SE (prima e seconda generazione)
  • iPhone X
  • iPhone Xs e Xs Max
  • iPhone Xr
  • iPhone 11, 11 Pro e 11 Pro Max

Anche in questo caso dunque parliamo di smartphone commercializzati nella seconda metà del 2015. Chi possiede un iPhone 6 o precedente è quindi tagliato fuori.

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