Quasi 275mila occupati in meno – 400mila in meno in due mesi – e 746mila persone in più che non hanno un posto e non lo cercano. Mentre la disoccupazione è scesa ai minimi da 13 anni a questa parte, perché molti disoccupati sono andati appunto a gonfiare le file degli inattivi. Se i dati di marzo ancora non mostravano appieno l’impatto del coronavirus sul mercato del lavoro, le nuove stime Istat su aprile danno una prima idea delle conseguenze del lockdown.

Quella che l’istituto definisce “marcata diminuzione” degli occupati risente comunque positivamente del blocco dei licenziamenti e degli ammortizzatori che consentono di mantenere il posto, per chi ha un contratto stabile. Non a caso sono diminuite sensibilmente le ore settimanali lavorate – in media 22,9 per ogni dipendente, contro le 32 di aprile 2019 – e a crollare sono soprattutto i dipendenti a termine: -129mila in un mese, -210mila nel trimestre febbraio-aprile rispetto ai tre mesi precedenti. I dipendenti permanenti scendono invece di 76mila, gli autonomi di 69mila.

A spiccare però è il forte calo della disoccupazione: il tasso scende al 6,3% dall’8% di marzo, toccando il minimo dal 2007. Naturalmente è una illusione ottica: sono censiti come disoccupati coloro che stanno cercando attivamente lavoro e con l’economia ferma la maggior parte delle persone ha rinunciato, andando a gonfiare (+746mila appunto) la platea degli inattivi. I disoccupati calano di 484mila (-23,9%) scendendo a 1 milione e 543 mila.

L’occupazione, commenta l’Istat, “ha registrato una diminuzione di quasi 300mila unità, che ha portato nei due mesi a un calo complessivo di 400mila occupati e di un punto percentuale nel tasso di occupazione”. Il calo è stato generalizzato: coinvolge donne (-1,5%, pari a -143mila), uomini (-1,0%, pari a -131mila), dipendenti (-1,1% pari a -205mila), indipendenti (-1,3% pari a -69mila) e tutte le classi d’età, portando il tasso di occupazione al 57,9% (-0,7 punti percentuali).

Nell’ultimo anno, tra aprile 2019 e aprile 2020, si conta quasi mezzo milione di posti in meno. Una riduzione che ha colpito “i dipendenti temporanei (-480mila), gli autonomi (-192mila) e tutte le classi d’età, con le uniche eccezioni degli over50 e dei dipendenti permanenti (+175mila)”. Nel confronto annuo anche le persone in cerca di lavoro, i disoccupati, “calano in misura consistente” (-41,9%, pari a 1 milione 112mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+11,1%, pari a +1 milione 462mila).

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