Saremo ben distanziati“, aveva promesso Giorgia Meloni. E invece la manifestazione del centrodestra si è trasformata in un corteo senza regole. Assembramenti, mascherine spesso abbassate sotto il naso o addirittura all’altezza del collo, nessun distanziamento sociale: a piazza del Popolo è andata in scena la violazione di ogni norma imposta per limitare il contagio del coronavirus.

“Pure il 25 aprile non era in sicurezza” – Matteo Salvini è stato visto con la mascherina – tricolore ovviamente – spesso abbassata. Si è avvicinato ai curiosi che chiedevano un selfie, ha parlato come sempre circondato da telecamere e flash. Nei paraggi del leader della Lega si sono create resse di cameraman e fotografi. “La mascherina ce l’ho, sono felice di sapere che i numeri dei contagi siano bassi e spero abbiano ragione gli esperti che dicono che il virus sta morendo”, ha detto alla fine della manifestazione. Più preoccupata Meloni, che non ha mai tolto la mascherina e ha invitato a mantenere le distanze: tutto inutile. “Stiamo facendo del nostro meglio per metterla in sicurezza ma vi segnalo che anche quando hanno fatto la manifestazione del 25 aprile non era in sicurezza“, si è giustificata la leader di Fratelli d’Italia. “Per noi – protesta – c’è sempre una buona scusa per non manifestare mai. Noi non dobbiamo manifestate. Ma il centrodestra esiste e farà le sue manifestazioni”. Eppure proprio lei aveva giurato che il centrodestra avrebbe rispettato le regole. “Non vogliamo far correre rischi a nessuno. Saremo ben distanziati“, assicurava solo 24 ore fa.

Il tricolore di 500 metri, resse e assembramenti – È accaduto esattamente il contrario. Una manifestazione che doveva essere simbolica, con una presenza contingentata di appena 300 persone, s’è trasformata in un vero e proprio corteo, con tanto di assembramento, tra la ressa di troupe, servizio d’ordine della polizia, centinaia di militanti e curiosi: tutti stretti stretti, nel budello di via del Corso, senza alcun rispetto delle regole del distanziamento sociale. Il corteo aperto dai tre leader (oltre a Salvini e Meloni, c’era Antonio Tajani in rappresentanza di Forza Italia) guidava un serpentone di persone. Al centro il tricolore lungo 500 metri, lungo la strada un tappeto di gente che violava ogni regola anticontagio. Sono pure partiti i cori contro Giuseppe Conte, ma i leader li hanno subito bloccati. A quel punto la folla si è messa a cantare: “Libertà, libertà”. Molto attivi tra i tanti avventori soprattutto gli uomini di “Azione libera Italia”, una frangia di Forza nuova.


Le reazioni. Pd: “Se ne fregano dei sacrifici degli italiani – Ovviamente la manifestazione ha provocato reazioni politiche. “C’erano tanti modi per manifestare il proprio dissenso. Salvini e la Meloni ovviamente hanno scelto il peggiore, fregandosene dei sacrifici di milioni di italiani. Che pena”, ha twittato il capogruppo Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci. “Giornalisti ammassati che si spingono con i fotografi e i cameramen lungo via del Corso, assembramenti in piazza del popolo con alcune persone completamente prive di mascherine. Con la regia di chi ha solo uno scopo: consenso e strumentalizzazione! Questa manifestazione è un’offesa alla Repubblica e a tutti gli italiani che sulla propria pelle hanno subito le conseguenze della pandemia perdendo un posto di lavoro, lavorando in trincea notte e giorno nelle corsie e perdendo addirittura un parente in alcuni casi”, attacca la deputata del M5s Anna Macina. I Verdi, invece, hanno fatto un esposto in procura. “La manifestazione della destra oggi a con Salvini e Meloni a Roma è un fatto vergognoso, sono state violate tutte le misure sanitarie e tutto ció é uno sfregio a chi ha combattuto, come gli operatori sanitari, contro la pandemia da Covid19. Quella di oggi era una manifestazione non autorizzata, tutti senza mascherine e la provocazione di Salvini di levarsi la mascherina é un fatto di una gravitá inaudita e per questa ragioni presentiamo oggi un esposto alla Procura della Repubblica affinché apra immediatamente una indagine”, dice il coordinatore del partito ambientalista, Angelo Bonelli.

Il racconto della giornata: da manifestazione simbolica a corteo – Che non sarebbe stata una manifestazione simbolica, come annunciato, si è capito subito. Poco dopo le 10, quando arriva Salvini, ad aspettarlo non ci sono solo i suoi. Parlamentari, dirigenti e amministratori laziali della Lega – previsti in 200 – sono una sola cosa con decine e decine di persone comuni: non sono collegati via internet, ma si sono presentati di persona. La stessa cosa succede dall’altra parte della piazza, da dove arriva Meloni. Da megafoni gli organizzatori ci provano: “State lontani, non assembratevì”, gridano. Tutto inutile. Nel frattempo il tricolore da 500 metri, largo oltre 3 metri, viene srotolato, dall’obelisco è un serpentone che arriva già a via del Corso. Salvini si concede ai selfie, Meloni pure. Cameramen, giornalisti, troupe televisive si avvicinano, a volte a meno di un metro di distanza, ai leader. Con Salvini, Meloni, ci sono, tra gli altri, Ignazio La Russa, e Francesco Lollobrigida di Fdi, Claudio Durigon, ex sottosegretario della Lega, l’eurodeputato del Carroccio Antonio Maria Rinaldi. Oltre a Tajani per Forza Italia c’è anche la capogruppo del Senato Annamaria Bernini. L’assembramento è inevitabile. Il tricolore si trascina dietro centinaia di persone, molti non indossano la mascherina, mentre anche i poliziotti, un pò sconsolati, allargano le braccia. Nel giro di 30 minuti, quello che è diventato un corteo in piena regola, nonostante i tentativi degli organizzatori di far rispettare le norme di distanziamento, arriva di fronte al Plaza Hotel, dove Salvini, Meloni e Tajani, da dietro le transenne, fanno le loro dichiarazioni. Alle loro spalle si vedono centinaia di persone appiccicate.

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