Su Twitter c’è chi parla di disgusto, chi di genocidio, chi fa paragoni con la furia iconoclasta dei talebani. Certo è che il colosso minerario Rio Tinto si è dovuto scusare dopo aver fatto saltare in aria con la dinamite un sito indigeno sacro risalente a 46.000 anni fa per espandere una miniera di ferro nella gola di Juukan, nell’Australia occidentale. Diversi media, Abc, Guadian e anche la Cnn, ne parlano. Il sito, praticamente sbriciolato dall’azione dei minatori, aveva due sistemi di grotte che contenevano migliaia di manufatti risalenti a decine di migliaia di anni di occupazione umana continua.

Rio Tinto è una delle più grandi compagnie minerarie del mondo ed è operative in molti territori e in particolare in Australia. La demolizione è avvenuta il 24 maggio scorso nonostante una battaglia lunga sette anni condotta dai custodi locali della terra sacra, il Puutu Kunti Kurrama e il Popolo Pinikura, per proteggere proprio il sito in questione. “Siamo spiacenti per l’angoscia che abbiamo causato. Il nostro rapporto con il Pkkp è molto importante per Rio Tinto, che ha lavorato insieme per tanti anni”, ha dichiarato Chris Salisbury, Ceo di Rio Tinto Iron Ore, in una nota. “Continueremo a lavorare con il Pkkp per imparare da ciò che è accaduto e rafforzare la nostra partnership. Con urgenza, stiamo rivedendo i piani di tutti gli altri siti nell’area della gola di Juukan”. La società ha quindi dichiarato di aver agito nel quadro di un accordo “globale e reciprocamente concordato” dal 2011.

Foto: Puutu Kunti Kurrama And Pinikura Aboriginal Corporation

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