Cambio al vertice di A2A, la più grande multiutility italiana. Con l’arrivo di Renato Mazzoncini si chiude il cerchio con il Comune di Milano iniziato qualche anno fa, quando l’ex renziano era a capo del gruppo Fs. Qualche settimana fa il neo amministratore delegato di A2A, in una audizione in consiglio comunale, aveva tolto ogni preoccupazione: si continua con il passato fatto di utili e di dividendi, A2A resterà una “gallina dalle uova d’oro” per il Comune di Milano e la “flebo permanente” per il comune di Brescia con un bilancio 10 volte inferiore a quello del capoluogo lombardo.

Infatti la non assemblea “telematica” degli azionisti A2A, tenutasi il 13 maggio 2020 calpestando i diritti dei piccoli azionisti, ha approvato dividendi record di 60 milioni di euro ciascuno agli azionisti di controllo, i comuni di Milano e di Brescia, e di altri 120 milioni al rimanente 49% in mano ai fondi d’investimento e al mercato.

Mazzoncini ha annunciato le strategie del gruppo identificando in Trasformazione, Eccellenza e Community (sintetizzati nell’acronimo Tec) i principali driver della strategia industriale.

Ma in una società a controllo pubblico che matura utili nei settori regolati con tariffe amministrate non dovrebbero essere (anche e soprattutto) gli azionisti pubblici ad indicare le strategie di sviluppo di attività tipicamente territoriali, quali la gestione del ciclo dei rifiuti, le reti di distribuzione energetiche (energia elettrica e gas), il teleriscaldamento, il servizio idrico per ora solo a Brescia, nonché lo sfruttamento delle grandi derivazioni idroelettriche (già contese tra Stato e Regioni)?

A2A continuerà in campo energetico a bruciare rifiuti per generare energia nel mega inceneritore di Brescia (800 mila tonnellate annue, di cui un terzo di produzione bresciana), quindi viene pagata due volte: la prima per bruciarli e la seconda nella vendita di energia. Proseguirà in carrozza anche sulla strada dello sfruttamento delle rendite di posizione monopoliste dei servizi comunali (reti luce, gas, teleriscaldamento e acqua) senza rinunciare a sfruttare, a suon di proroghe, le concessioni idroelettriche degli imponenti impianti idroelettrici valtellinesi.

Nota positiva indotta dalla pandemia e dal mercato: A2A fermerà immediatamente l’utilizzo del carbone presso l’impianto Lamarmora di Brescia che dal lontano 1978, a 2 km in linea d’aria da Piazza Vittoria, ha prodotto energia elettrica e calore per la città bruciando carbone.

La contropartita del dividendo per l’azionista pubblico sembra prevalere su qualsiasi considerazione (soprattutto per il comune di Brescia, alla canna del gas per chiudere il bilancio in pareggio) su come l’utile viene generato e dell’impatto di queste attività sul proprio territorio, sui propri cittadini e, non ultimo, sulla concorrenza.

Ne sanno qualcosa i comuni di Cremona, Pavia, Lodi e del varesotto che da quando hanno ceduto i servizi comunali ad A2A hanno visto solo crescere le bollette di acqua, luce, gas e dello smaltimento e raccolta rifiuti. Le vecchie municipalizzate di mezza Lombardia (ASM Pavia, Cogeme Rovato, Astem Lodi, Scs Crema) accaparrate senza gara pubblica dovevano costituire la “Multiutility dei territori” e invece sono diventate delle scatole vuote prive di autonomia.

Più economia circolare e green sono obiettivi ancora lontani, visto che fino ad ora sono stati ben pochi gli investimenti in nuove tecnologie e sviluppo; ed è pure modesto l’incremento della capacità produttiva rinnovabile pari a 150 MW che indica forse un eccessivo affidamento sul mantenimento nel lungo termine delle concessioni per le grandi derivazioni idroelettriche in scadenza.

Il settore delle utility sta pagando a caro prezzo l’assenza di un efficace e forte intervento regolatorio pubblico capace di spingere il settore a innovazione e sviluppo, best practice e alla determinazione di meccanismi tariffari tipo il price-cap, uno strumento capace di valutare allo stesso tempo diversi aspetti: tutela dei consumatori (e del loro portafogli), qualità e quantità degli investimenti, tecnologia, livelli occupazionali e ricadute ambientali, sganciando le gestioni da logiche autoreferenziali e di parte e saldamente ancorate ai basilari principi di tutela della concorrenza nella fornitura dei servizi.

Infine come annunciato dall’ex ad del gruppo Fs, ci sarà più mobilità nel futuro della multiutility soprattutto nella città metropolitana milanese. Il tentativo sarà quello di gestire attraverso il consorzio Next Milano – dove A2A è presente – i ricchi trasferimenti regionali del trasporto pubblico locale assieme ad Atm: un accordo tra mobilità, energia e utility per evitare la gara nell’affidamento dei servizi di trasporto.

In questo modo per Mazzoncini, rinviato a giudizio dalle procure di Perugia e di Parma, non sarà semplice continuare il Risiko societario con le Fs (presenti anch’esse con Busitalia nel consorzio Next Milano), avviato con l’accordo con il comune di Milano sugli scali ferroviari dismessi e seguito dall’inspiegabile e costoso acquisto da parte delle Fs della quota di Astaldi del 36% della MM5.

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