Patriota è stato Giacomo Matteotti e non Giorgio Almirante. A Giorgia Meloni servirebbe un ripasso di storia ma si capisce che le sue radici culturali affondano nel revisionismo che fu dello stesso Almirante, da lei elogiato con un post commemorativo.

E’ bene allora che nell’eredità del fondatore del Msi faccia parte anche questa frase: “Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti”. Il pensiero lo scrisse nel maggio del 1942, sulla rivista La difesa della razza di cui fu caporedattore. Almirante in gioventù è stato infatti un prolifico giornalista, talmente bravo da diventare capo di gabinetto del ministero della propaganda della Repubblica di Salò.

Per tutta la vita non rinnegò mai la sua fede nel Fascismo: “La parola fascista ce l’ho scritta in fronte” ribadì durante un’intervista. Rivisitò, molti anni dopo, le sue posizioni razziste ma continuò a storcere il naso all’odore della parola “democrazia”. Nonostante fosse proprio questo sistema istituzionale a garantire allora la sua libertà di espressione e, oggi, quella di Giorgia Meloni, che su Facebook e Twitter può prendersela con chiunque, immigrati in primis.

A oltre trent’anni dalla morte di questo fascista in doppio petto, capace di andare al funerale di Enrico Berlinguer e di elogiare le gesta di Benito Mussolini, continuiamo a rimandare i conti con il passato. Mentre qualcuno tenta ogni giorno di sdoganare il Fascismo, conducendoci sempre più vicini a una resa totale all’abbrutimento dialettico e ideologico di esponenti politici e partiti. Ma per favore: non venga mai il giorno di un secondo Matteotti.

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