Da giorni l’aria in città è “insalubre” anche in “area urbana” a causa dell’accensione delle torce dello stabilimento Versalis, società del gruppo Eni. Così il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, ha ordinato la sospensione dell’impianto di cracking che produce etile e propilene del petrolchimico, attivo a sud della città pugliese da più di 50 anni. L’azienda replica che “non risulta in base a quali accertamenti istruttori si sia giunti a individuare” l’impianto della società come fonte delle emissioni visto che “è in una situazione di fermo per manutenzione”.

Secondo il primo cittadino, eletto a capo di una coalizione di centrosinistra nel 2018 e con una storia di battaglie ambientaliste alle spalle, il “sensibile peggioramento della qualità dell’aria”, accertato dai tecnici di Arpa Puglia, è stato probabilmente provocato dalle attività in corso all’interno del petrolchimico perché avvenuto “in concomitanza del funzionamento delle torce dello stabilimento di Versalis attivatesi per fermo programmato”, si legge nell’ordinanza emana nella serata di mercoledì.

Da qui la decisione di ordinare lo spegnimento dell’impianto, in attesa degli “approfondimenti in corso” che “stabiliranno in che misura gli effetti del programmato arresto dell’impianto di cracking” hanno “concorso a determinare l’oggettiva odierna ed ancora in corso situazione di forte peggioramento qualità dell’aria”, scrive ancora il sindaco Rossi nell’ordinanza inviata anche il ministero dell’Ambiente.

Nel documento, Rossi avvisa anche che “qualora sia accertato qualsivoglia nesso di causalità tra il sensibile peggioramento dell’aria-ambiente e il funzionamento dell’impianto in regime di arresto-manutenzione”, il Comune di Brindisi “chiederà altresì l’immediata sospensione del riesame Aia complessivo in corso”, fino agli “opportuni e improcrastinabili adeguamenti” per “azzerare le condizioni che ad oggi determinano gli eventi emissivi macroscopici in corso, senza che siano intervenuti presupposti di assoluta emergenza”. Le torce, infatti, dovrebbe servire a mettere in sicurezza l’impianto nel caso in cui vada in blocco, così da evitare esplosioni o altri incidenti gravi.

Ciclicamente e nonostante i lavori di ammodernamento degli impianti, negli anni il petrolchimico di Brindisi è finito al centro di inchieste e proteste. Mai però un sindaco aveva ordinato la sospensione delle attività. A causa delle frequenti sfiammate, nell’ottobre 2010 la procura di Brindisi ordinò il sequestro delle torce dell’impianto della Polimeri Europa (l’attuale Eni Versalis, ndr) perché non si attivavano solo in caso di emergenza, come previsto, ma funzionavano come veri e propri “termodistruttori di reflui industriali”. I quattro dirigenti indagati chiusero la vicenda con un’oblazione da 116mila euro.

La richiesta di oblazione venne accettata dal giudice poiché sull’impianto furono effettuati lavori di ammodernamento per 6 milioni di euro, al fine di ‘ambientalizzarlo’. Nonostante tutto, cinque anni dopo e altri interventi effettuati, nel 2015 Arpa Puglia riscontrò nuovi picchi di valori di benzene nell’aria durante l’accensione delle torce.

La società, replicando al provvedimento del sindaco Rossi, sostiene che la verifica negli impianti “non ha evidenziato alcuna anomalia in atto”. Quindi in attesa delle verifiche “ribadisce la piena regolarità della propria attività industriale” ed “esclude la riconducibilità al proprio sito delle emissioni odorigene oggetto dell’ordinanza”. Quindi conclude: “In una congiuntura già critica e data la perdurante ostilità verso il proprio operato, Versalis intraprenderà un dialogo con le organizzazioni sindacali per valutare tutte le possibili azioni future”.

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